Caso Ruby. “Il popolo contro i fighetta”: Calderoli grida al golpe

Pubblicato il 1 Novembre 2010 20:15 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2010 20:51

Il ministro Roberto Calderoli

Se a Berlusconi dovesse succedere un governo tecnico sarà rivolta contro il ”golpe dei fighetta”, come lo definisce Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa. “I fighetta” sarebbero quelli di Futuro e libertà, il partito di Gianfranco Fini, quelli cioè ”che frignano e non hanno voce e voti”. Quel Fini che dopo lo scoppio del caso Ruby (il “bunga-bunga-gate”) ha proposto “un esecutivo di responsabilità”, ovvero tradotto dal politichese un governo tecnico, leit-motiv della seconda Repubblica già da quando questa era in fase “premaman” (maggio 1993, governo Ciampi).

La Lega allora ritorna a un vecchio cavallo di battaglia, quello della “rivolta popolare”. ”Sono preoccupato – dice Calderoli – che qui, approfittando delle vicende personali di Berlusconi, sia in atto un vero e proprio colpo di Stato. C’è una coalizione tra alcuni giornali, referenti dei potentati economici del Paese e alcuni sognatori che sperano di ribaltare la situazione uscita dalle urne. Spingono e provocano, insomma, per cercare di fare un colpo di Stato – insiste il ministro leghista – per riportare l’Italia nella Prima Repubblica”.

Davvero troppo perché la Lega resti a guardare. ”L’unica cosa che questi signori non si devono scordare – è la minaccia di Calderoli – è che, in caso di governo degli sconfitti, la Lega non è partito da fare una opposizione piangina”. Del resto, lo ha già detto ieri sera il leader del Carroccio, Umberto Bossi: la Lega ”mobilita la gente”. E, aggiunge Calderoli, ”sa fare una opposizione decisa”. Un commento ”da classico leghista che si vede crollare il terreno sotto i piedi”, rincara la dose la deputata finiana Angela Napoli, mentre il Pd invita Calderoli ”ad affrontare seriamente il fallimento di questo governo”.

”Il terreno sotto i piedi sta franando ai finiani”, ribatte il vicepresidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, secondo cui ”il linguaggio del ministro Calderoli può essere più o meno colorito, ma nella sostanza è difficile dissentire”. ”Non giriamoci attorno – lo difende anche il ministro per l’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi – se cade Berlusconi l’Italia è a rischio Weimar, perché cinque opposizioni incompatibili tra loro non fanno un governo alternativo”