Rutelli amarcord sul Fatto. L’aiuto al giovane Renzi, Palombelli espropriata…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 settembre 2014 13:27 | Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2014 13:27
Rutelli amarcord sul Fatto. L'aiuto al giovane Renzi, Palombelli espropriata...

Rutelli amarcord sul Fatto. L’aiuto al giovane Renzi, Palombelli espropriata…

ROMA – Rutelli amarcord sul Fatto. L’aiuto al giovane Renzi, Palombelli espropriata… Non riesce a vivere il presente, gli rimprovera la moglie Barbara Palombelli: Francesco Rutelli il suo passato di ex (sindaco, ministro, aspirante premier…) lo guarda senza particolari nostalgie. Ricorda (e rivendica) con distacco: per esempio i terreni espropriati alla famiglia della moglie nel Parco della Caffarella quand’era primo cittadino a Roma. I colloqui (tanti, una quarantina) con Papa Wojtyla che tutto sapeva in anticipo: il conflitto in Iraq avrebbe generato le guerre di religione che oggi imperversano.

Oggi dirige una Fondazione (Priorità cultura) con cui riesce, forse, a dimenticare l’inferno mediatico post-Lusi (“I giornali danno più ascolto al delinquente che alla vittima”) confessa a Fabrizo D’Esposito de Il Fatto Quotidiano che lo intervista (“anche voi”, aggiunge). Non vuol partecipare al tiro al piccione, però ricorda che un sondaggio a Roma lo ha giudicato sindaco migliore dell’attuale Ignazio Marino. Stupisce che nel Pd renziano non ci sia posto per un moderato della fu Margherita come lui, lui si limita a rivendicare di averne capito subito le doti e di averlo appoggiato, aiutato, introdotto.

L’ho aiutato fino alla sua elezione a sindaco. Capii subito che era una figura promettente. E quando sono stato vicepremier e ministro della Cultura (nel governo Prodi del 2006, ndr) cercavo sempre di farlo venire nelle missioni preparatorie all’Estero. L’ho portato da Hillary Clinton, negli Usa, dalla Gandhi in India.

Lei poteva stare prima di Renzi a Palazzo Chigi: nel 2001 da candidato premier di un centrosinistra che tende al centro. Non le suscita rimpianti?

Non sono situazioni paragonabili. Oggi Renzi ha di fronte un Berlusconi che non può uscire dagli arresti domiciliari.

 Quello del 2001 era invece un Cavaliere al punto più alto della sua parabola.

Ricordo che il giorno prima delle elezioni annunciò Montezemolo ministro degli Esteri. Non era vero ma la notizia non venne smentita. Era il segnale che le élite dominanti si erano schierate al suo fianco.

Rutelli come agnello mandato al macello.

Alla fine non fu così. Quando cominciai la campagna elettorale avevo uno svantaggio di undici punti. Nelle urne il distacco si ridusse all’1,4%. Raccogliemmo più di sedici milioni di voti. Lo stesso Berlusconi – durante le consultazioni che fece da presidente del Consiglio incaricato – in un raro momento di sincerità che ebbe, mi disse: “Altri tre giorni e a Palazzo Chigi c’eri tu”.

Come fa a non avere rimpianti?

La storia non si fa con i se ma Rifondazione non avrebbe mai votato l’intervento in Afghanistan contro Al Qaeda. (Fabrizio D’Esposito, Il Fatto Quotidiano)