Sacconi: “No a un esecutivo con la sinistra e un tecnocrate”

Pubblicato il 10 novembre 2011 12:39 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2011 12:42

ROMA, 10 NOV – ”Un Governo partecipato e sostenuto dalla sinistra rappresenterebbe solo l’illusione di una maggiore stabilita’ politica ed economica”. E’ quanto afferma il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, che dice no anche alla guida di ”un tecnocrate” .

”La stessa guida di un tecnocrate”, dice infatti Sacconi, ”finirebbe presto con l’evidenziare la sua distanza dalla prevalente dimensione popolare della nostra societa’ per soddisfare solo e’lite che non hanno mai saputo farsi classe dirigente”. ”Per non dire -prosegue- di quei valori fondamentali della tradizione nazionale – come la vita e la famiglia – cui era stata data una doverosa dimensione pubblica perche’ sono alla base di ogni questione sociale, che verrebbero quantomeno cancellati dall’agenda del Governo e del Parlamento. ”Le grandi forze popolari e liberali, il Pdl e la Lega Nord -secondo Sacconi- devono affrontare insieme l’emergenza nazionale confermando il loro percorso innovativo in termini di primato della societa’ sullo Stato, di federalismo responsabile, di contenimento strutturale della spesa pubblica, di liberazione dell’impresa e del lavoro, di affermazione di una giustizia giusta e responsabile. L’Unione di centro puo’ e deve essere richiamata alla sua responsabilita’ di forza politica cristiana e moderata che nega se stessa se si compromette con la sinistra di formazione comunista”.

”Esiste -conclude il ministro- una maggioranza moderata nella societa’ che ha il diritto di essere rappresentata nelle sue aspirazioni di stabilita’ e di liberta’. Essa non puo’ essere consegnata ne’ alle fredde e’lite degli interessi particolari ne’ alla sinistra divisiva e rancorosa ne’ tantomeno alla loro combinazione”. La stessa guida di un tecnocrate finirebbe presto con l’evidenziare la sua distanza dalla prevalente dimensione popolare della nostra societa’ per soddisfare solo e’lite che non hanno mai saputo farsi classe dirigente. Per non dire di quei valori fondamentali della tradizione nazionale – come la vita e la famiglia – cui era stata data una doverosa dimensione pubblica perche’ sono alla base di ogni questione sociale, che verrebbero quantomeno cancellati dall’agenda del Governo e del Parlamento. Le grandi forze popolari e liberali, il Pdl e la Lega Nord, devono affrontare insieme l’emergenza nazionale confermando il loro percorso innovativo in termini di primato della societa’ sullo Stato, di federalismo responsabile, di contenimento strutturale della spesa pubblica, di liberazione dell’impresa e del lavoro, di affermazione di una giustizia giusta e responsabile. L’Unione di centro puo’ e deve essere richiamata alla sua responsabilita’ di forza politica cristiana e moderata che nega se stessa se si compromette con la sinistra di formazione comunista. Esiste una maggioranza moderata nella societa’ che ha il diritto di essere rappresentata nelle sue aspirazioni di stabilita’ e di liberta’. Essa non puo’ essere consegnata ne’ alle fredde e’lite degli interessi particolari ne’ alla sinistra divisiva e rancorosa ne’ tantomeno alla loro combinazione”.