“Salva Berlusconi” ritirato. Matteo Renzi confessa, “colpa mia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Gennaio 2015 10:26 | Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio 2015 11:45
"Salva Berlusconi". Matteo Renzi confessa, "colpa mia". E scagiona la vigilessa

“Salva Berlusconi”. Matteo Renzi confessa, “colpa mia”. E scagiona la vigilessa

ROMA – “Salva Berlusconi” ritirato. Matteo Renzi confessa, “colpa mia”. E scagiona la vigilessa, Antonella Manzione, da lui voluta a tutti i costi e portata dai vigfili urbani di Firenze alla guida dell’ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio di ministri a Roma.

Della norma nascosta tra le pieghe della delega fiscale (non punibilità come reato dell’evasione fiscale sotto il 3% del reddito), il cavillo che annullerebbe la condanna per frode fiscale di Berlusconi, alla fine Matteo Renzi si è assunto la responsabilità promettendone lo stralcio.

Prima l’imbarazzo per la scoperta di un dispositivo legale che non immediatamente è stato riconosciuto come “salva Berlusconi”, poi l’imbarazzo per quello che appare come la ricompensa occulta sancita nel patto del Nazareno (agibilità politica per Berlusconi in cambio della disponibilità di Forza Italia a votare riforma elettorale e successore di Napolitano), quindi il rimpallo di responsabilità tra gli uffici di Palazzo Chigi e del Ministero dell’Economia, fino all’ammissione di Renzi che scagiona l’ex vigilessa Antonella Manzione, fortemente voluta dal presidente del Consiglio alla guida dell’ufficio legislativo del Governo. Sul Corriere della Sera, Antonella Baccaro e Marco Galluzzo descrivono genesi ed esito del pasticcio.

Alla fine il testo rimaneggiato ottenne l’approvazione «salvo intese» per consentire agli uffici di verificare le compatibilità normative della nuova versione. Cosa che si sarebbe fatta al termine del Consiglio, finito alle 15.45, nel pomeriggio del 24, a Palazzo Chigi, dove l’ufficio legislativo guidato da Antonella Manzione stese la versione definitiva insieme a esponenti del ministero della Giustizia e dell’Economia e non si sa se c’era anche qualcuno del gabinetto di Renzi.

Il testo del decreto appare sul sito del governo già il 24 sera. L’attenzione si sposta dunque sul gabinetto che ha steso il testo finale: qualcuno dei tecnici era più consapevole degli altri delle possibili ricadute della norma? Sul punto resta il mistero. Certo, il rimpallo delle prime ore viene in qualche modo depotenziato dall’assunzione di responsabilità del premier. Il testo del Mef è stato cambiato, Palazzo Chigi vi ha apportato almeno quattro o cinque modifiche, «ma Padoan le ha condivise tutte», e poi «è del tutto normale che in sede di approvazione un testo venga in qualche modo modificato per essere migliorato». (Antonella Baccaro, Marco Galluzo, Corriere della Sera)

La ricostruzione degli ambienti governativi tende a sminuire gli effetti della norma di cui non si sarebbe valutato l’impatto politico ma conferma che la famosa “manina” è davvero entrata in azione per modificare il testo approvato in origine. Se per l’osservatore politico (Stefano Folli, Repubblica) l’enormità del pasticcio assolve i contraenti del presunto patto scellerato (“L’operazione era maldestra, tanto maldestra da rendere verosimile che né Renzi né Berlusconi fossero i diretti responsabili del pasticcio”), il fatto che comunque sia stato messo in pratica può anche aver avuto il significato di un test politico.

Intanto, mentre Renzi è costretto a smentire se stesso nel giro di poche ore (una nuova norma più favorevole al reo è pacifico si applichi anche a chi ha una sentenza passata in giudicato), al contempo difende i suoi nello staff, a cominciare dalla ex capo dei vigili di Firenze e fa muro contro le accuse insieme al ministro Padoan che non parla ma ha già difeso l’impianto complessivo della depenalizzazione sotto certe soglie dell’evasione fiscale. “Norma agghiacciante” tuona Stefano Fassina della minoranza Pd che biasima la poca autonomia del Tesoro e la disinvoltura del premier.