Salva Roma, cosa prevede la norma che rischia di far cadere il governo

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Aprile 2019 15:48 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2019 15:48
Salva Roma, cosa prevede la norma che rischia di far cadere il governo

Salva Roma, cosa prevede la norma che rischia di far cadere il governo (Nella foto Ansa, Luigi Di Maio e Matteo Salvini)

ROMA – Il governo cadrà sul Salva Roma? La norma (che M5S chiama volutamente Salva Italia) è contenuta del cosiddetto decreto Crescita e non è altro che l’operazione annunciata sul debito storico di Roma dal sindaco Virginia Raggi e dal viceministro dell’Economia Laura Castelli il 4 aprile scorso.

Si tratta dell’intenzione di chiudere nel 2021 la struttura commissariale (definita da Raggi “una sorta di bad company”) dipendente da Palazzo Chigi che gestisce da anni tutti i debiti accumulati dalla Capitale fino al 2008, debiti arrivati al momento a quota 12 miliardi.

Secondo il M5S questa azione non comporterebbe oneri maggiori per lo Stato e per gli italiani, anzi produrrebbe dei risparmi e risorse in più a disposizione, tanto che la Raggi lo ha ribattezzato il Salva Italia. Tuttavia la Lega dall’inizio ha mostrato forti dubbi sulla misura, arrivando a chiederne lo stralcio. Addirittura in Campidoglio il Carroccio ne ha chiesto lo stop e Salvini ha rilanciato con un “o tutti o nessuno”, riferendosi anche agli altri Comuni a rischio dissesto.

La norma è stata inserita nel decreto Crescita e sulla sua permanenza è in atto uno scontro tra gli alleati di Governo. “Lo Stato si accolla una parte del debito finanziario e riduce i costi che dà alla gestione commissariale. E’ un’operazione win-win. I cittadini italiani non pagheranno l’operazione – le parole della Castelli durante l’annuncio – In caso contrario ci saremmo trovati nel 2022 con una crisi di liquidità fortissima che avrebbe soffocato la città”.

Al momento per ripagare i debiti di Roma nella gestione commissariale già confluiscono fondi statali (pari a 300 milioni ogni anno) insieme a fondi comunali (pari a 200 milioni). Chiudendola, la gestione di questi debiti passerebbe al Comune.

I risparmi – stimati secondo gli ideatori di questa manovra in 2 miliardi e mezzo – deriverebbero dalla rinegoziazione dei mutui con le banche da parte dello Stato e da una ricognizione del piano di rientro del debito. Tali fondi nelle intenzioni della Raggi potrebbero essere utilizzati anche per ridurre l’Irpef, attualmente tra le più alte a Roma.

La norma è stata messa a punto da tecnici del Governo con la collaborazione del Campidoglio. Obiettivo: individuare “una strategia finanziaria il cui primo scopo è la messa in sicurezza del piano di rientro fino al 2048. Si dà piena copertura ai 12 miliardi di debiti e quindi si garantiscono pagamenti certi a cittadini, imprese e istituti di credito”.

Per scongiurare la crisi di liquidità della gestione commissariale prevista a partire dal 2022, con possibili ripercussioni sul bilancio di Roma Capitale, lo Stato si farebbe carico di una parte dei debiti finanziari compensandoli “con una riduzione minima del contributo statale destinato ogni anno al ‘commissario'”. Nei prossimi tre anni, entro il 2021, verrebbe fissato in via definitiva il debito residuo. Poi si procederebbe alla chiusura della gestione commissariale. (Fonte: Ansa)