Salvini annuncia arresti prima delle Procure. Di nuovo. A Prato e Monza si arrabbiano

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 7 giugno 2019 8:22 | Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2019 9:42
Matteo Salvini annuncia arresti prima delle Procure. Di nuovo. A Prato e Monza si arrabbiano

Salvini annuncia arresti prima delle Procure. Di nuovo. A Prato e Monza si arrabbiano (foto d’archivio da video YouTube)

ROMA – Matteo Salvini contro i giudici, il ritorno: il ritorno degli arresti annunciati dal ministro dell’Interno prima degli annunci delle Procure di competenza. Niente di nuovo, è successo già altre volte da quando Salvini è al Viminale. E stavolta non c’entrano i “giudici politicizzati”, nuovo mantra della dialettica salviniana.

Semplicemente, l’incontinenza comunicativa del leader della Lega lo porta a sbattere i nuovi mostri sui social: spacciatori, rapinatori, delinquenti. Tutto giusto per il ruolo che ricopre (i complimenti alle forze dell’ordine sono doverosi in questi casi e non solo), non fosse altro che si tratta di commenti a notizie che ancora non ci sono. E che quindi diventano notizie prima che a darne notizia sia chi ha indagato per permettere l’arresto di questi delinquenti.

Ma si dà il caso che per una sorta di bon ton istituzionale sarebbe prassi (e buon senso) attendere che chi di dovere dia gli annunci del caso. E l’annuncio anticipato potrebbe intralciare le indagini stesse. Infatti le Procure in questione (Prato e Monza) non l’hanno presa affatto bene.

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Il 6 giugno al ministro è successa la stessa cosa del 19 dicembre scorso quando il procuratore di Torino Armando Spataro si trovò sui siti la notizia di una serie di arresti di cittadini stranieri mentre l’operazione era appena iniziata.
Esattamente come nella città toscana e in quella lombarda e, in entrambi i casi, le procure non hanno accolto benissimo l’uscita del ministro.

Questo anche perché a Prato i carabinieri fin dall’alba erano impegnati nell’esecuzione di 10 misure cautelari ma sono riusciti a eseguirne solo tre. Lo stesso a Monza, dove il procuratore Luisa Zanetti ha chiesto proprio il “silenzio stampa” dopo l’annuncio del ministro di 11 arresti, perché l’operazione “è tuttora in corso” e “l’anticipata pubblicazione della notizia espone a rischio il buon esito della stessa”.

Il procuratore di Prato, Giuseppe Nicolosi, non è riuscito a nascondere la sua “irritazione” per l’interferenza del responsabile del Viminale. Di certo “non ha gradito” quanto successo e non sono stati contenti neppure i carabinieri.
Militari e magistrati pratesi dicono chiaramente di non sapere chi abbia fornito informazioni al ministro. A dicembre il procuratore capo di Torino Spataro si era augurato che il ministro, per il futuro, evitasse “comunicazioni simili” o voglia, aveva aggiunto “quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso”.

L’operazione coordinata dalla procura di Prato è la conclusione di una lunga indagine condotta dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Gianpaolo Mocetti, sulla lotta fra due clan orientali per il controllo della prostituzione nella comunità cinese. Nell’estate 2018 due bande si erano affrontate anche con l’uso di armi da fuoco e per i 10 indagati l’accusa è di ‘rissa aggravata dall’uso di armi’.

Armati di pistole e coltelli le due bande si affrontarono il 4 luglio, in pieno giorno, nel parcheggio delle Cascine di Tavola, a sud della città. Quattro persone furono ferite con colpi di coltello e almeno cinque colpi di pistola furono esplosi. Sia in Toscana sia a Monza, procure e carabinieri si augurano di poter completare l’operazione ma certo l’anticipazione delle notizie su le stesse non rende le cose più facili. (Fonte Ansa).