Salvini: è legge felicità. Di Maio: sparisce povertà. 130 mld di deficit in 3 anni, passato il punto di non ritorno

di Lucio Fero
Pubblicato il 28 settembre 2018 13:07 | Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2018 13:24
Manovra. Salvini: è legge felicità. Di Maio: sparisce povertà. 130 mld di deficit in 3 anni, passato il punto di non ritorno

Salvini: è legge felicità. Di Maio: sparisce povertà. 130 mld di deficit in 3 anni, passato il punto di non ritorno (nella foto Ansa, i ministri M5s esultano a Palazzo Chigi dopo il cdm)

ROMA – Salvini: è legge felicità, la legge della felicità, arriva la legge che sancisce il diritto alla felicità. Non gli è scappato, l’ha detto tre volte, almeno tre volte. Ha detto che i “numerini” non hanno e non potevano fermare il “diritto alla felicità” che la manovra economica del governo spargerà come balsamo ed endorfina di massa nel paese.

Felicità, arriva, state pronti. L’ha detto Salvini.

E la povertà è stata appena abolita da Luigi Di Maio. L’ha detto Di Maio, non gli è scappata. L’ha detto almeno tre volte, anzi trentatre volte, che la “manovra del popolo abolisce la povertà” in Italia. Non subito, da marzo 2019. Povertà, ancora pochi mesi.

Inebriati dal favore di opinione di cui godono, inebriati dal potere di cui dispongono, eccitati dalla stessa propria intransigenza, ebbri di euforia…ebbri. Salvini e Di Maio annunciano una legge di Bilancio (per ora in forma embrionale, cioè in forma di Nota di variazione al Documento economia e finanza) che porterà, porta già felicità e povertà sterminata, espulsa, annullata. Di Maio dice che “è la prima volta nella storia”. In effetti solo grandi religioni e grandi ideologie avevano, hanno nella storia indicato come obiettivo dell’umanità la felicità e la fine della povertà, peraltro come traguardi cui tendere sapendo essere impossibile o quasi raggiungerli in pieno. Mai, mai un governo aveva pensato e detto che felicità arriva in una legge e povertà c’è una legge che la abolisce. Mai.

Felicità sembra di capire è, sarà andare in pensione a 62 anni o giù di lì. Non a 67 e passa. Anni di sconto sulla età della pensione. La gente sarà felice, la gente vuole andare in pensione. La pensione sarà un 10 per cento di meno. Fa nulla, ci si arrangia con un po’ di lavoro nero. O comunque ce la si fa bastare la pensione. Felicità è per Salvini circa mezzo milione di pensionati in più l’anno prossimo.

Felicità è anche un forfait al 15 per cento per vasti settori del lavoro autonomo. Forfait tasse al 15 per cento per almeno un milione dicono dal governo. Forfait al 15 per cento di tasse concesso là dove non abita certo la maggior fedeltà fiscale.

Felicità sarà, è anche fare pace col fisco se col fisco ho debito fino a 100mila euro. Non ho pagato, faccio pace, pago un decimo del dovuto, felicità.

E la povertà, prossima ad essere clandestina: 780 euro al mese a cinque/sei milioni di persone (fino a 1300 euro al mese se si è famiglia) renderanno la povertà un ricordo. Magari non dura, magari il reddito di cittadinanza dopo due/tre anni sparisce. Magari bisognerà intestare casa a nonno/a perché se no b reddito non arriva a casa. Magari nei milioni di poveri emendati e liberati dalla povertà si infileranno alcuni, non pochi che redditi a nero ce l’hanno eccome. Ma, cittadini, lo stipendio di Stato è realtà. E anche senza il posto pubblico lo stipendio di Stato. E se non è questa la fine della povertà.

Come si fa tutto questo? Con la gioia negli occhi e nell’animo si fa come hanno detto Di Maio e Salvini di fare. Facendo un deficit di Stato del 2,4 per cento del Pil. E facendolo per tre anni di fila. Nel 2019, nel 2020 e nel 2021 l’Italia farà il 2,4 per cento di deficit sul suo Pil. Cioè farà 130 miliardi di euro a deficit. Cioè stamperà idealmente (la sostanza è la stessa) 130 miliardi di cambiali.

Nella speranza, certezza, scommessa, sfida che gli altri paesi, governi ed elettorati d’Europa ci stiano a lasciare la loro firma sotto queste cambiali italiane. Nella speranza, certezza, scommessa, sfida che la Ue sia impotente e paralizzata. E terrorizzata dallo scontrarsi con l’Italia capolista dello schieramento anti sistema. Nella speranza, scommessa, certezza, sfida che gli altri popoli d’Europa di fatto sottostiano alla volontà e ai debito della manovra del popolo italiano. Nella speranza, certezza, scommessa e sfida che gli altri elettorati, governi e paesi ci stiano a pagare la pensione a 62 anni agli italiani e il reddito di cittadinanza agli italiani.

Deficit al 2,4 per cento per tre anni di fila. Cioè nessuna possibilità di abbassare o anche solo di contenere il debito pubblico italiano che viaggia ora intorno al 133 per cento. Se prevedi incrementi di ricchezza dello 1,5 per cento e fai deficit del 2,4 per cento è matematicamente impossibile che il tuo debito si riduca. E allora per finanziarti, perché qualcuno compri il tuo debito devi pagare tassi di interessi più alti.

Oggi, stamane un Btp a dice anni paga circa il 3 per cento. Dovesse salire al 4 saranno difficoltà grosse. Al 5 per cento guai grossi. Oltre si varcano i confini della insostenibilità, cioè della insolvenza. Cioè di uno Stato che non ce la fa più a pagare. Grecia, Argentina…scegliere un esempio a piacere.

Quando arriva la possibilità concreta di insolvenza arrivano due o tre cose. Due o tre. E non quattro o cinque o chissà cosa. Prima cosa che può arrivare: non paghi e qualcuno paga per te. Ma manda dei commissari che ti tolgono dalle mani il portafoglio e la cassa. Se Italia non paga per l’Italia paga e garantisce l’Europa. Ma allora il reddito di cittadinanza te lo scordi, non solo quello. E la pensione a 62 anni te la scordi e anche quella che stai prendendo te la tagliano. La chiamavano Troika.

Seconda cosa che può succedere: sei insolvente, non paghi. O almeno non paghi in euro. Esci dall’euro, dalla Ue, da tutto. Hai la pensione a 62 anni e il reddito di cittadinanza e il condono fiscale ma il tutto in moneta altra e con una inflazione media del 15 per cento annuo e con una diminuzione del valore patrimoniale del 30/40 per cento.

Terza cosa che può succedere: il tuo debito pubblico non lo compra più nessuno perché non paghi gli interessi. Allora obblighi a comprare. Obblighi i cittadini italiani a comprare Bot e Btp mettendoglieli nella pensione a 62 anni (e anche nelle altre), negli stipendi e nei redditi tutti.

Con il 2,4 per cento di deficit per tre anni filati si è passato il punto di non ritorno. Come quelle navicelle spaziali o come gli aerei sulla pista di decollo. Adesso indietro non si torna. Tutti coloro, e sono tanti, la maggioranza, che per mesi hanno detto che alla fine i Salvini e I Di Maio sarebbero diventati per così dire normali, tutti quelli che hanno detto è propaganda, mica lo fanno sul serio…tutti qesti dovrebbero fare atto di contrizione, almeno intellettuali.

I Salvini e i Di Maio lo fanno sul serio. Applicano la linea Savona: creare lo schock finanziario e politico. Il punto di non ritorno è passato, l’euforia è sul balcone del governo, l’ora irrevocabile…