Salvini-Di Maio, la telefonata: duello per la Camera. Ma intesa per cambiare la legge elettorale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 marzo 2018 9:50 | Ultimo aggiornamento: 15 marzo 2018 10:53
Salvini-Di Maio, la telefonata: duello per la Camera, governo per cambiare la legge elettorale

Salvini-Di Maio, la telefonata: duello per la Camera, governo per cambiare la legge elettorale

ROMA – La chiusura totale del Pd, l’asse emerso per spartirsi le presidenze delle Camere, la forza dei numeri in Aula, oggettiva e rassicurante: ci sono questi tre fattori a rendere, a dieci giorni dal voto, l’intesa di governo tra M5S e Lega non più impossibile.

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Certo, quella di un ticket Luigi Di Maio-Matteo Salvini, al momento, resta un ipotesi posizionata al termine di una strada irta di ostacoli. Ma il primo contatto, “franco e cordiale” tra i due, c’è stato.

Il problema principale, adesso, è che vogliono entrambi la stessa presidenza: quella della Camera. Poi, certo, tutti e due precisano che hanno parlato solo di questo, non del governo. Ma è chiaro che quella delle presidenze è la prima, cruciale tappa per capire se un governo ci sarà. La telefonata di Matteo Salvini a Luigi Di Maio è arrivata alle 20.15 di ieri, dopo che il leader della Lega aveva già spianato la strada a una possibile alleanza. E ha cementato la convinzione che un patto di tendenza sovranista è più che possibile. Ormai è probabile. (Ilario Lombardo, Alberto Matteoli, La Stampa)

Di Maio: “Voglio raccontarvi la telefonata con Salvini”. “Ieri, poco dopo le ore 20 ho ricevuto una telefonata da Matteo Salvini. Mi fa piacere raccontarvi cosa ci siamo detti perché voglio che tutto avvenga nella massima trasparenza”. Lo scrive sul blog del M5S il suo capo politico, Luigi Di Maio. Lo scambio tra i due leader, in sintesi, li ha visti riconoscersi reciprocamente la vittoria che però passa, secondo Di Maio, attraverso “l’attribuzione al MoVimento della presidenza della Camera dei Deputati” in quanto l’M5S è “la prima forza politica del Paese”.

“Ho ricordato a Salvini – si legge nel post di Di Maio – che il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica del Paese, con il 32% dei voti, pari a quasi 11 milioni di italiani che ci hanno dato fiducia, e che alla Camera abbiamo il 36% dei deputati. Per noi questa volontà è sacrosanta – sottolinea – e vogliamo che venga rispecchiata attraverso l’attribuzione al MoVimento della presidenza della Camera dei Deputati. Questo ci permetterà di portare avanti, a partire dall’Ufficio di Presidenza, la nostra battaglia per l’abolizione dei vitalizi e tanto altro”. Anche Salvini, conclude Di Maio, “ha riconosciuto il nostro straordinario risultato, e io ho riconosciuto il successo elettorale ottenuto dalla Lega”.

Faccia a faccia Di Maio-Salvini smentito. Rispetto a un giorno fa, la telefonata è una novità non da poco. Non ancora corroborata da un faccia a faccia che, annunciato da voci circolate in giornata, viene al momento smentito dai diretti interessati. Il M5S, fino a lunedì sera, nella sua partita di retroguardia aveva sempre guardato al Pd. Troppo strumentalizzabile veniva considerato un accordo con la Lega. E poco percorribile si delineava il dialogo con chi, come Salvini, è comunque uscito quasi da vincitore dal voto. Ma con la chiusura dei Dem, il M5S ha dovuto pensare alle contromisure: e sul piatto, visto il fermo “no” ad un governo di unità nazionale, restano il ritorno alle urne e un’asse con la Lega.

Duello sulla presidenza della Camera. Asse che potrebbe prendere una prima forma con Di Maio che punta ad un accordo complessivo sulle presidenze delle camere, guardando, deciso, alla guida di Montecitorio. Anche se il M5S deve fare i conti con la candidatura del lumbard Giancarlo Giorgetti alla Camera, che non vedrebbe tra l’altro neanche la trincea del Pd. Tra i dem, infatti, Giorgetti è considerato, più di altri profili, una figura di garanzia. Il possibile asse sulle Camere diventa anche lo sfondo del primo punto di contatto tra Di Maio e Salvini. Una prova tecnica d’intesa, trasferibile anche sul terreno programmatico.

Fornero, migranti, tasse. Un governo Lega-M5S non sarebbe un esecutivo di alleati ma delineabile dopo almeno un paio di giri (andati a vuoto) di consultazioni al Quirinale, come extrema ratio per non tornare alle urne. La missione e la durata di questo eventuale esecutivo sono parte di un libro tutto da scrivere ma alcuni punti in comune sono già nero su bianco: l’abolizione della legge Fornero, la stretta sui migranti, una virata nei rapporti con l’Ue sui parametri.

E il reddito di cittadinanza? “Lo studierò”, sono le parole di oggi di Salvini laddove alla flat tax, dal M5S, nessuna apertura finora è stata fatta. Ma c’è un altro indizio che, oggi, apre un primo canale di un’intesa con vista governo: La disponibilità, scandita da Salvini alla Stampa estera, di non essere per forza premier. Gli ostacoli per un asse Lega-5 Stelle al governo sono comunque ancora diversi. Una simile prospettiva spaccherebbe la coalizione di centrodestra e, nel Movimento è folta la pattuglia di chi, come Roberto Fico, fino ad una manciata di giorni fa diceva “mai con la Lega”. Eppure, neanche nei giorni successivi al voto i vertici del Movimento escludevano l’ipotesi di un accordo con la Lega per una nuova legge elettorale. Per un governo “a tempo”, insomma. Ma, si sa, esecutivi con un timer programmato non sono mai esistiti.