A Salvini l’incarico da premier? Lui sembra sicuro, Meloni: “I voti si trovano”

di Ama La Sunta
Pubblicato il 26 marzo 2018 9:27 | Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2018 9:27
A Matteo Salvini l'incarico da premier? Lui sembra sicuro, Meloni: "I voti si trovano"

A Salvini l’incarico da premier? Lui sembra sicuro, Meloni: “I voti si trovano” (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Vince lui, di nuovo. Dall’elezione dei due presidenti di Camera e Senato esce vincitore Matteo Salvini.

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Aveva stretto un accordo con il Movimento 5 Stelle che Forza Italia in qualche modo aveva cercato di “ostacolare” insistendo sulla candidatura di Paolo Romani a Palazzo Madama, pur sapendo che i grillini capitanati da Luigi Di Maio non l’avrebbero mai votato. Poi la mossa che poteva sembrare azzardata e scorretta, quella di votare Annamaria Bernini, una senatrice sempre di FI ma non la candidatura scelta dal partito. Una mossa che sembrava portare ad una frattura insanabile nelle fila del centrodestra ed invece si è dimostrata vincente, tanto che il partito di Berlusconi ha mollato Romani ed ha fatto eleggere Elisabetta Casellati, una fedelissima del cavaliere ma comunque un presidente diverso da quello che era stato deciso.

Una vittoria schiacciante che ha fatto andare su tutte le furie Paolo Romani che attacca direttamente Berlusconi: “Al tavolo dei leader Berlusconi non ha ottenuto nemmeno il minimo sindacale, è rimasto con un pugno di mosche in mano. Salvini ha vinto su tutta la linea. Non ho perso io, qui non si tratta del mio nome ma del progetto politico che rappresento e credevo anche Berlusconi perseguisse”.

È lo sfogo del senatore di Forza Italia Paolo Romani raccolto da Stampa e Messaggero. “Berlusconi questa volta non ha fatto il leader, non è stato protagonista”, sono le sue parole. “Ho l’impressione che la geometria politica che si intravede sullo sfondo porti una parte consistente del centrodestra a fare un accordo con i 5 Stelle, è una geometria che io non condivido”. A La Stampa, Romani spiega che Forza Italia deve restare “un movimento liberale di centro e non condividere accordi con il Movimento 5 Stelle dal quale ci separa tutto, come abbiamo detto più volte in campagna elettorale”. Quanto al veto di Di Maio sul suo nome, spiega che “il vero problema è che hanno messo il veto a Berlusconi come leader, non hanno accettato Berlusconi come interlocutore sulla scelta dei candidati presidenti. Questo lo trovo gravissimo. Abbiamo consentito a Salvini di fare anche le nostre veci”.

E dopo aver incassato l’ennesima vittoria Salvini vede la strada spianata per Palazzo Chigi e parla da premier: “Nel rispetto di tutto e tutti il prossimo premier non potrà che essere indicato dal centrodestra”. Matteo Salvini rilancia subito la sfida per vincere la partita vera, quella sul governo, ribadendo su Facebook la propria candidatura alla premiership. Secondo il leader leghista, a Palazzo Chigi deve quindi andare un esponente del centrodestra, cioè “la coalizione che ha preso più voti e che anche ieri ha dimostrato compattezza, intelligenza e rispetto degli elettori”.

Ma va ovviamente oltre, ribadendo che lui è pronto. Oggi è un leader decisamente rilassato, contento di come stanno andando le cose a Roma, che su Twitter si fa un selfie di saluto ai suoi followers, augurando loro una felice domenica delle palme, sullo sfondo dello “splendido lago di Como”. A dargli manforte il suo vice, Giancarlo Giorgetti che apre un ragionamento anche sul reddito di cittadinanza: “Vediamo se possiamo declinarlo in un altro modo”. Normalmente restio ad apparire in pubblico l’ex presidente della Commissione Bilancio, in un “Faccia a faccia” tv con Giovanni Minoli, prevede che Salvini “sarà incaricato”. E ricorda che in Parlamento “c’è tanta gente” che “può condividere quello che sarà il programma che la Lega proporrà al governo”.

Anche Giorgia Meloni, leader di FdI, è convinta che la coalizione di centrodestra riuscirà a raggranellare una maggioranza: “Il governo sarà nostro, troveremo i voti cercandoli ad uno ad uno, ce ne mancano una cinquantina, una distanza che si può colmare con un appello trasversale ai parlamentari che aderiscono a precisi punti di programma, non ha importanza da che partito provengono. A meno che non ci sia un accordo tra Pd e M5S, non ho motivo di dubitare che Mattarella farà fare a noi questa esplorazione”.

Tuttavia, l’azzurra Licia Ronzulli avverte che FI non intende appoggiare governi fuori “dal perimetro del centrodestra”. Ad ogni modo, se il fronte cosiddetto sovranista del centrodestra scalda i motori in vista delle consultazioni al Colle, quello moderato-popolare di Forza Italia vive ore difficili.