Salvini, Lega, oro di Mosca. Avvocato scrive a Repubblica: “Ero io Luca, tutto regolare”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Luglio 2019 13:30 | Ultimo aggiornamento: 13 Luglio 2019 13:30
Matteo Salvini, la Lega, l'oro di Mosca. Avvocato scrive a Repubblica: "Ero io Luca, tutto regolare"

Salvini con Putin in una foto d’archivio Ansa

ROMA – Salvini, la Lega e l’oro di Mosca. Questo è il freno che impedisce a Matto Salvini di far saltare il Governo e andare alle elezioni in cui, almeno fino all’altro ieri, sembrava avviarsi al mitico 40 per cento dell’altro Matteo, il Renzi? La tesi è esposta con precisione da Barbara Flammeri sul Sole 24 ore. Anche se il giallo non appassiona più di tanto gli italiani, fra grandine e caldo sahariano. Ma si aprono fascicoli e la polemica è feroce. A Salvini è andata meglio del collega sovranista austriaco Hans Christian Strache.

A quello il Kgb lo aveva anche filmato. L’incontro della missione leghista in cerca di soldi a Mosca, o così pare, è avvenuto invece nell’atrio di un albergo dove erano possibili solo microspie, o così pare. Più difficile dimostrare che quello che parlava ero proprio io, ci vorrebbero anni di perizie e controperizie. Se Putin non ha in serbo qualche altro colpo basso, sarà dura dimostrare alcunché.

A sciogliere un bel nodo è intanto intervenuto l’avvocato Gianluca Meranda che ha scritto a Repubblica: “La trattativa sul petrolio ci fu, ma alla fine non si perfezionò”. 

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Per l’oro di Mosca, si profila una fine simile a quella dell’oro di Dongo, quello che Mussolini in fuga si portava dietro, intercettato dai Patrigiani. Che ci fosse ognun lo dice, dove sia finito nessun lo sa. alla domanda di Walter Veltroni: “L’oro di Dongo che fine ha fatto?”, Aldo Tortorella, alto dirigente del Pci di era Berlinguer, ha risposto candidamente: “Non lo so. C’era un settore del Partito che si occupava delle cose un po’ più riservate”.

Come spiega Michele Marchesiello c’è poco da fare, fino a quando i partiti resteranno libere associazioni tipo bocciofile.

Intanto però Salvini sembra un po’ impiombato dallo scandalo. Come spiega Barbara Fiammeri, potrebbe essere “questa la variabile che potrebbe aver indotto Salvini alla prudenza, ad evitare strappi, a non rompere con Di Maio e a mantenere in vita il Governo guidato da Giuseppe Conte. E i suoi alleati devono averlo capito visto che dopo settimane di silenzio accondiscendente, a seguito del tonfo elettorale e del timore di un ritorno anticipato al voto, da alcuni giorni hanno ripreso a battere i pugni sul tavolo: il fallimento del vertice sull’Autonomia, così come lo stallo sugli emendamenti del dl sicurezza, sono solo gli ultimi esempi”.

Sabato mattina colpo di scena, la lettera dell’avvocato Gianluca Meranda a Repubblica. Sarebbe lui il Luca di cui si sente nell’audio. Ho partecipato, conferma, “alla riunione del 18 ottobre 2018 a Mosca in qualità di General Counsel di una banca d’affari anglo-tedesca debitamente autorizzata al c.d. commodity trading ed interessata all’acquisto di prodotti petroliferi di origine russa.

Confermo di aver conosciuto il dottor Gianluca Savoini e di averne apprezzato l’assoluto disinteresse personale nei pochi incontri avuti in relazione alle trattative.

I restanti interlocutori all’incontro del 18 ottobre sono professionisti che a vario titolo si occupano di questa materia, esperti sia in compravendite internazionali, sia di prodotti specifici (oil products) che in quel momento erano oggetto del negoziato. Come spesso accade in questo settore, e nonostante gli sforzi delle parti, la compravendita non si perfezionò.

Apprendo quindi con stupore dagli organi di stampa che questo incontro avrebbe indotto una Procura del Repubblica ad avviare una inchiesta per reati come corruzione internazionale o finanziamento illecito ai partiti.

Confesso apertamente di non votare più da circa dieci anni. Non mi sono mai occupato di finanziamenti ai partiti. Non ho mai avuto incarichi in nessun partito e non ho intenzione di cominciare proprio adesso.

Da uomo di legge so bene che non tocca a me stabilire se e quale reato sia stato commesso e, semmai dovesse esserci un’inchiesta, sarei a totale disposizione degli inquirenti.
Da uomo libero e di buoni costumi, tuttavia, spero che il Paese si libererà presto di questo non più sopportabile modo di fare politica”. (Fonti Il Sole 24 Ore e Repubblica).