Salvini stavolta molla e abbozza. Conte licenzia Siri, ma non per etica

di Lucio Fero
Pubblicato il 3 maggio 2019 9:25 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2019 9:27
Salvini stavolta molla e abbozza. Conte licenzia Siri, ma non per etica

Salvini stavolta molla e abbozza. Conte licenzia Siri, ma non per etica (Foto Ansa)

ROMA – Salvini stavolta molla e abbozza, stavolta Salvini perde. Non tanto un sottosegretario al governo, quel Siri cui Conte presidente del Consiglio ha dato pubblico sfratto. Non tanto uno delle cerchia più stretta e più fidata e più cara: Siri è, tra l’altro, il papà della flat tax modello Lega. Stavolta Salvini perde un po’ di faccia, stavolta Di Maio è apparso più forte di lui.

Non succedeva da tempo, anzi non è successo quasi mai nell’anno di governo insieme, l’uomo forte è sempre stato Salvini. Salvini e non di Maio è apparso il reale capo del governo. Di Maio, nonostante il doppio dei parlamentari alle Camere, non ha marcato con il segno M5S il primo anno di legislatura. Molto più netto il segno leghista, infatti i sondaggi…E poi la narrazione condivisa e contagiosa del Capitano che è di mano pronta e lingua tosta. E poi Salvini che non molla, non abbozza mai. E invece stavolta Salvini mormora lamentele, chiede spiegazioni, rilascia disapprovazione…insomma e in sostanza subisce.

E subisce in campagna elettorale, campagna elettorale che è quasi esclusivamente feroce competizione tra Lega ed M5S, come se l’altro 45 per cento dell’elettorato non esistesse e/o non contasse nulla. M5S su Siri aveva bisogno e voglia, entrambi molto grandi, di mostrare all’elettorato che loro i cattivi e i sospetti li buttano fuori. M5S aveva bisogno e voglia di mostrare una campagna vittoriosa contro i corrotti o presunti tali.

Siri innocente o colpevole, Salvini non poteva resistere. Una crisi di governo in nome di un sottosegretario indagato per corruzione? Impensabile. Di Maio che si piega anche a questo e accetta che Siri rimanga e quindi timbra che al governo comanda uno e uno solo e cioè Salvini? Improponibile. Quindi Salvini stavolta ha mollato e abbozzato, la sua invincibilità ha subito danno e della sua iper potenza resta un brontolio minaccioso a futura memoria, suona più o meno così: facciamo i conti dopo le elezioni europee, quando il avrò più voti di voi, e allora…

Allora cosa? Allora la crisi di governo ed elezioni anticipate come concreta alternativa per non fare la legge di Bilancio 2020 che, così come la raccontano, non è improbabile e neanche impossibile, è semplicemente neanche immaginabile? Salvini e Di Maio giurano ogni giorno, sempre più stancamente in verità, che staranno insieme in questo governo almeno altri quattro anni…

Ma il capo di questo governo, Conte, ha fatto dispiacere se non sgarbo a Salvini. Ha detto pubblicamente che Siri o se ne va lui o lo licenzia nel prossimo Consiglio dei ministri perché è, in sostanza, una questione etica e morale prima ancora che giudiziaria o politica. Ha detto cioè Conte che non sta bene, non è bene nell’interesse dell’etica pubblica che un sospettato di corruzione sieda al governo, anche se solo sospettato. Perché moralità civica e civile è valore superiore, cui Conte ha assicurato di essersi sempre uniformato e regolato.

Siri dunque licenziato da Conte per superiore questione morale. Ma così non è: Fosse stata sempre e comunque superiore la cosiddetta questione morale, Siri al governo non sarebbe neanche andato. Conte dalle sue superiori e sbandierate scelte etiche almeno un giorno deve essersi distratto non poco: quando non trovò nulla da dire proprio su Siri che arrivava al governo avendo a suo tempo una storia giudiziaria non da innocente per bancarotta fraudolenta. Non per suprema questione etico/morale Conte ha licenziato Siri, lo ha fatto più semplicemente perché Di Maio gli ha ordinato di farlo, punto.