Salvini: “Sono pronto alla prigione”. Dove non andrebbe mai, neanche se condannato

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 20 Gennaio 2020 11:45 | Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2020 12:55
Matteo Salvini: "Sono pronto alla prigione". Dove non andrebbe mai, neanche se condannato

Salvini: “Sono pronto alla prigione”. Dove non andrebbe mai, neanche se condannato (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Salvini: “Sono pronto, per arrivare alla libertà talvolta bisogna passare dalla prigione, sono pronto”. Matteo Salvini porge il suo petto nientemeno che alla galera. Salvini, l’impossibilità di essere seri. Impossibilità che Salvini condivide con la quasi totalità del ceto e del personale politico in attività. Impossibilità di essere seri che è congenita alla politica italiana contemporanea, ma che Salvini in particolare esalta e porta allo zenit.

Pronto alla prigione si dichiara esponendo il fiero petto al fuoco…che non c’è. Oggi la Giunta per le autorizzazioni al Senato forse vota o forse no (causa probabile sciopero della maggioranza, altra cosa pochissimo seria) appunto l’autorizzazione della Camera di appartenenza al processo a carico di Salvini. Poii toccherà comunque all’aula del Senato, tra qualche settimana/mese) decidere. Poi, eventualmente, ci sarà un processo: un capo di accusa, un Pubblico Ministero, una difesa, una Corte. Non sta scritto da nessuna parte che Salvini ministro degli Interni venga giudicato penalmente colpevole di reati commessi mentre bloccava e tratteneva in mare migranti a bordo di navi militari italiane. Non sta scritto da nessuna parte e nessuno ha scritto sentenza di condanna per Salvini e non è detto sarà mai scritta. Quindi quel “sono pronto alla prigione” è sceneggiata, solo sceneggiata.

E comunque, anche se condannato, qualunque avvocato di minima esperienza avrebbe potuto spiegare a Salvini che, dato il tipo di eventuale reato, le circostanze in cui sarebbe stato compiuto, lo status giudiziario dell’imputato e altre cose di non poco conto, Codice alla mano mai e poi mai Matteo Salvini finirebbe in prigione neanche per una sola ora. Se davvero processato, Salvini ha ottime probabilità di essere assolto e, qualora condannato, nessuna probabilità di finire materialmente in prigione.

Questo Salvini lo sa, lo sa bene. Ma sceglie e preferisce il teatrale e rodomontesco: sono pronto alla prigione. Sceglie di sceneggiare una balla. E per questo suo modo di scegliere viene quasi universalmente giudicato un bravo politico, un esperto e abile uomo politico. Così lo giudicano anche quelli che non lo votano. Perché l’impossibilità di essere seri è ormai condizione decretata come sine qua non della politica. Il prendere per i fondelli la realtà (e quindi il trattare da deficienti a loro insaputa gli elettori) è considerato abilità e bravura politica.

Impossibilità di essere seri: Di Maio e Conte sono stati con Salvini d’accordo quando bloccava fuori dai porti navi e migranti, d’accordo perché stavano al governo insieme e M5S ha votato in Parlamento contro la possibilità dio processare Salvini per eventuali reati commessi al riguardo. Poi M5S non sta più al governo con Salvini e non è più d’accordo nel coprire Salvini, anzi è pronto a votare per autorizzare il suo processo. Impossibilità di essere seri, impossibilità di non far politica come clown in uno show.

Impossibilità di essere seri: il Pd preoccupato e impegnato a far sì che il Sì eventuale ad un processo a Salvini avvenga dopo il voto in Emilia del 26 gennaio. Astuzia senza senso: chi al 21 gennaio avesse deciso di votare per il candidato del centro sinistra non cambierà certo idea se Giunta Senato autorizza, chi ha deciso di votare per la candidata di Savini non si moltiplica certo a seguito di questa scelta. Sapessero almeno un po’ come funzionano i meccanismi della scelta di voto, saprebbero che un Salvini a processo non fa altro come notizia/suggestione che compattare gli opposti e rispettivi elettorati. Ma non sanno e non sanno più essere seri: la giunta, i partiti, i senatori, fossero seri, dovrebbero decidere se Salvini va a processo o no su base delle carte e fatti forniti dalla magistratura. Dovrebbero decidere in base alla legislazione a alla verifica dei fatti. Invece si fanno furbi e astuti, gli uni e gli altri, del muoversi, recitare, sceneggiare sulla base del come mi vesto meglio per il voto, mi si sono di più se porgo le mani alle manette (che non ci sono) o se faccio l’indignato? Oppure: lui vuol fare il martire e io spengo la luce sul palcoscenico della recita, poi la riaccendo, hai visto come sono furbo?

L’impossibilità di essere seri.