Salvini, 3 senatrici M5s hanno votato contro. Le cacciano? E se le cacciano…

di Daniela Lauria
Pubblicato il 21 marzo 2019 11:08 | Ultimo aggiornamento: 21 marzo 2019 11:08
Salvini, 3 senatrici M5s hanno votato contro. Le cacciano? E se le cacciano...

Salvini, 3 senatrici M5s hanno votato contro. Le cacciano? E se le cacciano…

ROMA – Il Senato evita il processo a Matteo Salvini per il caso Diciotti: in 237 hanno votato compatti a favore della relazione della giunta, firmata dal presidente Maurizio Gasparri, che chiedeva di non rinviare a giudizio il ministro dell’Interno. Ma il Movimento 5 Stelle ha dovuto fare i conti con gli ortodossi: tre senatrici hanno votato sì all’autorizzazione a procedere. Si tratta di Paola Nugnes, Elena Fattori e Virginia La Mura. Sono le stesse che a novembre scorso si erano opposte fino all’ultimo all’approvazione del decreto Sicurezza, sempre caro a Matteo Salvini. Alla fine per evitare uno strappo definitivo col Movimento, invece di votare contro si erano limitate ad uscire dall’Aula.

Questa volta però le tre dissidenti sono andate fino in fondo, unendosi ai 61 contrari di Pd e Leu e contravvenendo tra l’altro a quel vincolo di mandato che i grillini hanno sempre detto di voler imporre ai parlamentari, seppure incostituzionale. Dovranno ora fare i conti con il collegio dei probiviri, così come il regolamento M5s prescrive. Ma la loro espulsione non è così scontata come sembra. 

Sì, perché in Senato Lega e M5s insieme arrivano a 153 voti: per superare lo scoglio della maggioranza, gli alleati di governo hanno avuto bisogno della blindatura di Forza Italia e Fratelli d’Italia, gruppo misto e autonomie. 

“Sarò deferita ai probiviri, come giustamente vuole il codice di comportamento cinque stelle”, ha detto in Aula Elena Fattori che ci tiene a specificare come a differenza di Salvini lei “questo processo lo affronterò con la testa alta e la schiena dritta”. Così pure Paola Nugnes: “I diritti umani sono la base di pace e giustizia nel mondo, e sono superiori a ogni altra norma, e non possono essere compressi neanche un poco: quelli della Diciotti sono stati compressi, diritti di soggetti fragili e in condizioni psico-fisiche precarie. A mio giudizio ciò non ha comportato il rispetto di un interesse nazionale”. Nessuna dichiarazione dalla collega La Mura che però nei minuti successivi alla votazione, sulla sua pagina Facebook mostra un’immagine di due mani, una di colore e l’altra bianca, che si intrecciano.

Fa specie che poco prima, in difesa del ministro leghista, si era distinto in Aula il 5 stelle Michele Giarrusso, convinto che Salvini “abbia agito per un supremo interesse dello Stato”. “Voto convinto” quello del movimento, assicura Giarrusso che si guadagna pure la stretta di mano del ministro dell’Interno proprio mentre Nugnes annuncia il suo voto in dissenso. La sentenza dei probiviri arriverà entro 90 giorni, ma il voto delle dissidenti è oggi più determinante che mai: gli alleati gialloverdi erano partiti con 167 voti a Palazzo Madama, solo 6 in più della maggioranza assoluta necessaria per governare. Ad oggi, se dovessero essere cacciate tutte e tre le senatrici dissidenti, al Senato resterebbe un solo voto di vantaggio per la maggioranza.