Sandro Ruotolo, irruzione di Casapound durante comizio a Frosinone

Pubblicato il 22 Febbraio 2013 21:07 | Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2013 21:11
Casapound, irruzione durante il comizio di Sandro Ruotolo a Frosinone

Sandro Ruotolo (foto LaPresse)

FROSINONE – Casapound ancora contro Sandro Ruotolo,  anche nel giorno di fine campagna elettorale. Alcuni militanti di Casapound hanno infatti  fatto irruzione all’Hotel Cesari di Frosinone durante l’iniziativa di chiusura della campagna elettorale del candidato di Rivoluzione Civile alla presidenza della Regione Lazio alla quale stava prendendo parte anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

Al termine della protesta cinque militanti di Casapound, che avevano anche tentato di esporre uno striscione, sono stati bloccati, identificati e denunciati dalla Digos. Appena due settimane fa, a Civita Castellana (nel in provincia di Viterbo), alcuni membri dell’associazione di destra avevano contestato il giornalista durante un incontro pubblico per la mancata stretta di mano con il loro candidato durante la tribuna elettorale in Rai.

Aveva appena finito il suo intervento Adelmo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli trucidati dai nazi-fascisti nel 1943 – ”quando – racconta Ruotolo – alcuni di loro sono entrati e hanno cominciato a gridare alcuni slogan. Ero in fondo alla sala e non sono riuscito a leggere lo striscione che hanno srotolato. Hanno lanciato alcuni volantini del loro candidato governatore, Simone Di Stefano. Ovviamente ero io il bersaglio, così com’è stato a Civita Castellana due settimane fa”.

Secondo quanto raccontato dal giornalista, i partecipanti all’iniziativa hanno allontanato i militanti di Casapound al grido di ”Fuori i fascisti dalla sala”. ”E’ scandaloso, soprattutto a poche ore dal voto, che questi fascisti girino ancora indisturbati ad interrompere una cosa sacra come la campagna elettorale – continua – Per contrastare questi atti chiediamo con forza che la Costituzione venga studiata a scuola”. ”Non accettiamo le provocazioni di questi mascalzoni – è il commento di Adelmo Cervi – Continuano a dire che non sono fascisti, ma fanno esattamente quello che facevano i fascisti ai tempi di mio padre”.