Il “buco” sanità mette a rischio servizi domiciliari e di riabilitazione

Pubblicato il 14 Maggio 2010 12:06 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2010 12:10

Sempre meno servizi sanitari direttamente a casa e programmi di riabilitazione spariti o inefficienti: a pagare le spese del buco sanità in Calabria, Lazio, Molise e Campania sono soprattutto i cittadini, bambini compresi.

E se per ripianare il disavanzo di gestione targato 2009 da 3,7 miliardi era stata avanzata l’opzione dei fondi Fas, il problema va risolto a partire dalle piccole realtà, dagli sportelli delle Asl alle corsie degli ospedali dove mancano le garanzie di avere i farmaci più costosi e di ultima generazione. Il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha frenato chi sperava nell’uso sfrenato del fondo per le aree sottosviluppate: «Si è creata una situazione tale in cui non si può consentire di utilizzare i fondi Fas come un bancomat. In altre parole questi fondi devono essere utilizzati non certo per ripianare il deficit ma solo nel momento in cui le Regioni avranno dato concrete dimostrazioni di voler avviare processi di risanamento».

La logica del risparmio a tutti i costi può mettere a repentaglio anche la qualità del lavoro, dai materiali alle cure, senza contare che il taglio dei posti letto negli ospedali condizionerà inevitabilmente i comportamenti del personale sanitario.

E sono in primis i dottori che spesso scelgono le terapie da seguire su un paziente a seconda di quanto denaro c’è nelle casse dell’Asl. Lo ha rivelato un sondaggio fatto tra i duemila iscritti all’associazione degli oncologi medici.

Come ricorda “Il Messaggero” è stata proprio l’Aiom, a denunciare per prima che i fondi elargiti per i tumori dopo l’estate si sono già esauriti.