Santoro: “Par condicio solo pretesto, Berlusconi comanda su tutto”

Pubblicato il 2 Marzo 2010 13:18 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2010 13:18

Michele Santoro

Infuriato per lo stop Rai ai talk show, il mattatore Michele Santoro attacca l’azienda e denuncia il bavaglio all’informazione. Per il conduttore di “Annozero” la televisione pubblica è in crisi, un soggetto ancora più debole di prima.

«La par condicio è un pretesto, come le elezioni regionali. La questione è più grande. Da un po’ assistiamo a un attacco senza precedenti ai poteri di controllo: la magistratura, l’informazione, la burocrazia, come nel caso della Protezione civile. Cercano una militarizzazione della società. Di questo disegno Berlusconi è il principale architetto. Ma non agisce da solo», ha dichiarato.

«Berlusconi lo ha capito da tempo: ormai c’è un rapporto diretto tra opinione pubblica e leader. Ma i cittadini cambiano idea, danno il consenso e lo tolgono. Per questo ha bisogno di mettere alla telecamera una calza senza smagliature, di costruire un racconto della realtà che non intacchi l’immagine del capo. Non sono ammesse trasmissioni che pongono interrogativi, sollevano dubbi, spiegano che l’inceneritore di Napoli non funziona o che all’Aquila c’è qualche problema», ha aggiunto.

Santoro è convinto che la decisione del silenzio politico pre elettorale sia stato deciso fuori dagli ambienti Rai: «Mentre eravamo tutti agitati per il regolamento uscito dalla commissione, lui stava in vacanza. È chiaro: non aveva bisogno di essere qui. La decisione era già stata presa e non a Viale Mazzini».

Sicuro che dietro i problemi dell’azienda si nasconda la debolezza dei partiti che non sono più quelli della Prima Repubblica, dotati di ideologia e cultura, il giornalista non ha intenzione di fermarsi. Ha annunciato di voler andare in onda con una puntata di “Annozero” il 25 marzo anche se non sa ancora se in tv, in piazza o su internet.

Alle accuse di Bruno Vespa che lo ha definito “l’Attila della par condicio”, Santoro replica: «Certo, se tutti fossero simili a Vespa forse il problema della cancellazione non si sarebbe posto. Ma la differenza tra me e lui è che io farei le barricate per difendere il suo diritto di esprimersi, lui non restituirebbe il favore. È la cosa più sgradevole. Poi, va aggiunto uno sprazzo di verità. La trasmissione di Vespa è vecchia e in affanno. Nessuno lo dice perché è la terza camera dello Stato. Ma i dati d’ascolto parlano chiaro».