Sardegna-Barracciu: storia dello scandalo rimborsi dalla A alla Z

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 gennaio 2014 7:15 | Ultimo aggiornamento: 2 gennaio 2014 17:45
Sardegna-Barracciu: storia dello scandalo rimborsi dalla A alla Z

Sardegna-Barracciu: storia dello scandalo rimborsi dalla A alla Z

ROMA – Le indagini sui rimborsi spese alla Regione Sardegna dalla A alla Z: le racconta Alessandra Carta sul Sardinia Post.

I pm di Cagliari lavorano da cinque anni all’inchiesta che ha portato ad accusare 64 consiglieri sardi di peculato, 3 arresti e tante carriere politiche finite. Ma soprattutto al ritiro della candidatura di Francesca Barracciu, scelta dal popolo delle primarie pd come sfidante di Ugo Cappellacci e poi finita anche lei sotto accusa per 33 mila euro di rimborsi chilometrici.

Scrive Carta sul Sardinia Post:

La Procura della Repubblica di Cagliari ha messo sotto la lente d’ingrandimento 24 milioni di euro, soldi pubblici assegnati – dal 2004 a oggi – ai partiti presenti in Aula come contributo per la loro attività politica. Ma utilizzati – questa è la tesi su cui si fonda l’accusa di peculato – per altre finalità. A volte politiche, ma estranee a quelle del gruppo consiliare, a volte addirittura per fare shopping di oggetti preziosi. E persino – è stato il caso più clamoroso – per pagare le spese di un matrimonio.

Inizia l’elenco alfabetico con il “Mario Chiesa” dell’inchiesta sarda, Giuseppe Atzeri:

A come Atzeri, il sardista che di nome fa Giuseppe: è partito da lui lo tsunami che sta travolgendo la massima assemblea sarda. Due legislature fa, Atzeri era il presidente del Gruppo Misto e avrebbe falciato lo stipendio di un’impiegata, Ornella Piredda, che nell’autunno del 2008 lo denunciò due volte per mobbing. Perché lei – era scritto negli esposti – chiedeva ai consiglieri regionali la rendicontazione delle spese fatte con i soldi dei gruppi. Di lì la presunta ritorsione nei confronti della Piredda, la sua denuncia e l’avvio dell’inchiesta della Procura.

L’inchiesta ha riguardato quasi tutti i partiti:

B come Bipartisan: i 64 onorevoli finiti sul registro degli indagati, o già rinviati a giudizio, spaziano da destra a sinistra, passando per il centro e i partiti autonomisti. L’intero arco politico dell’Aula è sotto accusa, cioè Pdl, Pd, Udc, Psd’Az, Idv, Fortza Paris e Socialisti. Ma l’inchiesta riguarda anche forze che nel tempo di sono sciolte, come An, Ds, Margherita e Progetto Sardegna. E la rediviva Forza Italia.

Marco Cocco è il pm titolare delle indagini:

C come Cocco: ovvero, il pm Marco. La sua linea accusatoria poggia sul codice penale, cinque articoli della Costituzione (3, 81, 97, 100 e 103) e su una sentenza della Cassazione. La tesi è che – sebbene fino al 2009 il regolamento del Consiglio regionale non prevedesse di allegare le pezze giustificative alla rendicontazione delle spese – quando si maneggiano soldi pubblici si è obbligati a documentarne l’utilizzo “in maniera puntuale e coeva”.

Anche il pdl sardo ha il suo Francone Fiorito, si chiama Mario Diana:

D come Diana (Mario), l’ex capogruppo del Pdl in cella a Oristano dal 6 novembre. Un uomo “dotato di notevole capacità a delinquere, privo di scrupoli, un monarca assoluto”, ha scritto di lui il Tribunale del Riesame che gli ha negato i domiciliari. Dal 2009 al 2012, Diana ha gestito i 4.618.796 euro di fondi pubblici andati ai berlusconiani dell’Aula e non avrebbe giustificato spese per 271.149,79 euro. Tra gli acquisti sospetti figurano due Rolex, 69 penne Montblanc e nove libri antichi.

Il matrimonio a spese della collettività:

F come Faraonico: così è stato definito il matrimonio di Carlo Sanjust nell’ordinanza con la quale lo scorso 6 novembre il gip Giampaolo Casula ha motiva l’arresto del consigliere del Pdl, sospeso dall’incarico dal 3 dicembre (ma prende un assegno alimentare di 1.904 euro netti al mese). Sanjust è stato inchiodato dall’imprenditrice che organizzò il suo banchetto di nozze nella passeggiata coperta del Bastione Saint Remy, a Cagliari, il 9 maggio del 2009. Con due assegni l’onorevole pagò la fattura da 25mila euro, ma poi in contanti se ne fece ridare 23.340. Sanjust ha ottenuto i domiciliari il 13 dicembre dopo aver restituito 25.200 euro.

Le bombole del gas e le vacanze a spese della collettività:

L come Ladu. Cioè Silvestro che era un consigliere regionale di Fortza Paris quando nel 2009 fu accusato di peculato, nella prima inchiesta. La Procura di Cagliari, che lo ha già rinviato a giudizio, gli contesta 265mila di spese sospette. Per lui un rosario di presunti acquisti irregolari: un frigorifero per la casa, una bombola del gas, i sensori anti-urto per l’auto del figlio, un conto dal carrozziere e stanze d’hotel a Budapest, Londra, Vienna, Roma e Madonna di Campiglio. Ma anche fatture di ristoranti a La Caletta e Siniscola (Ladu è di quella zona) e acquisti in negozi di bricolage.

I porceddus a spese della collettività:

M come Maialetti, entrati e usciti dall’inchiesta senza diventare corpo di reato. Perché i quindici porcetti, mangiati ai convegni sull’obesità organizzati da Sisinnio Piras nella palestra della moglie, non sono stati pagati con i fondi dei gruppi. Piras, il pidiellino in carcere dal 18 dicembre, terzo berlusconiano a finire in manette nel giro di un mese e mezzo, di professione fa l’allevatore e i maialetti in questione li ha presi dalla sua azienda. Ma a differenza dei banchetti che davvero ci sono stati, i convegni non si sarebbero mai tenuti e per questo Piras è stato arrestato. Il precedente in tema culinario è di Ladu che, con un assegno da 10.500 euro, pagò un vitello, 30 pecore, formaggi e vini vari offerti a un pranzo elettorale organizzato a Sedilo.

I soldi della collettività distribuiti in “paghette” ai consiglieri:

P come Paghetta. Poggia qui il presunto mal costume diffuso in Consiglio regionale e su cui la Procura di Cagliari ha costruito la propria tesi accusatoria: i gruppi, che prendono una quota fissa per consigliere pari a 2.500 euro (poi ridotta a 2mila), anziché gestire i soldi collegialmente li avrebbero consegnati agli onorevoli, come fossero appunto una sorta di “paghetta” aggiuntiva. Questo spiega perché molti consiglieri sono sotto inchiesta per un’identica cifra.

La benzina della Barracciu:

R come Rifornimento. Sono i rimborsi benzina attraverso i quali Francesca Barracciu ha giustificato le spese: 33mila euro incassati dall’eurodeputata in tre anni, dal 2005 al 2008, per coprire i 72mila euro percorsi a bordo della sua Peugeot 407. Una macchina che poi si è fusa, come la stessa Barracciu ha fatto sapere.

La dolce vita della convegnistica pdl, sempre abbinata a cene nei migliori ristoranti e resort sardi, a spese della collettività:

Z come Zurito. È solo uno dei tanti ristoranti che al Pdl ha fatturato il pacchetto “convegno+cena”. Il Zurito, di Villacidro, rientra nelle spese sospette di Piras insieme a un altro ristorante della zona che si chiama Il Cuevador. Ma nei faldoni del pm ci sono pure l’hotel Orlando Resort di Villagrande Strisaili e i locali cagliaritani “Ci pensa Cannas” e “Lo spiedo sardo”.