Sardegna: c’è vita a sinistra. M5S fa acqua: dimezzato come in Abruzzo

di Lucio Fero
Pubblicato il 25 febbraio 2019 8:01 | Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2019 9:22
Sardegna elezioni: c'è vita a sinistra. M5S fa acqua: dimezzato come in Abruzzo

Sardegna: c’è vita a sinistra. M5S fa acqua: dimezzato come in Abruzzo (foto Ansa)

ROMA – Sardegna: c’è vita a sinistra. Comunque vada a finire la corsa serrata tra Massimo Zedda, candidato governatore di una sinistra molto vasta e variegata, e Christrian Solinas, candidato di un’alleanza di centro destra che va dalla Lega a Forza Italia fino a Fratelli d’Italia e forze autonomiste di destra, il voto in Sardegna, l’ultimo “sondaggio” in ordine di tempo sugli umori elettorali in Italia, dice che una qualche vita a sinistra c’è.

Piccola forma di vita, ma pur sempre vita là dove si pensava mancasse ormai anche l’atmosfera per una politica esistenza in vita. Un candidato radicato nel territorio, un sindaco con una sua credibilità e popolarità. Non uno sconosciuto o un incompetente fiero della sua incompetenza. Un candidato chiaramente di sinistra, mai nemico del Pd ma non del Pd. E intorno a Massimo Zedda una mobilitazione civile e di liste, un semi passo indietro dei partiti. Ed è bastato per portare i voti a Zedda in una “forchetta” tra il 35 e il 39 per cento.

Così dicono i cosiddetti exit poll che certamente saranno presto corretti dai voti veri che si cominciano a scrutinare dalla mattina di lunedì. Gli stessi exit poll collocano Solinas candidato della destra tutta e dell’ormai centro solo berlusconiano in una “forchetta” tra il 36 e il 40 per cento. Come andrà a finire non si sa, certo è che Zedda raccoglie più consensi della somma delle liste a sinistra e, parallelamente, Solinas raccoglie meno consensi della somma delle liste a destra. Può succedere: si è votato con il cosiddetto voto disgiunto, l’elettore aveva la possibilità di votare un partito ma anche il candidato presidente sostenuto da altra lista. E in questa partita sembra proprio Zedda abbia battuto Solinas.

Exit poll, voti scrutinati verranno e saranno più precisi. Ma già ora si sa che M5S fa acqua, dimezza i suoi consensi, resta se gli va bene sotto il 20 per cento. Se va male, si ancora intorno al 15 per cento. Di Maio fa finta sia un successo: come facevano i politici di una volta maschera la sconfitta con il velo, la foiglia di fico del paragone che conviene: le precedenti regionali. Allora M5S praticamente non esisteva. Alle politiche dell’anno scorso invece M5S in Sardegna fece cappotto o quasi. Ora fatica a raccogliere il voto di un sardo su cinque.

M5S dimezzato nel voto regionale in Sardegna. Come in Abruzzo. E non è una coincidenza. E’ una tendenza chiara e marcata. Dipende dalla debolezza di M5S nelle elezioni locali. Ma non c’è solo questa di debolezza. Il voto per M5S continua ad appassionare quella parte dell’elettorato (circa uno su quattro) che ad M5S assegna il compito della demolizione e della punizione. Un’altra parte dell’elettorato (circa il 10 per cento) che a questo voto si era aggregata l’otto di marzo per provare M5S di governo ora constata semplicemente che M5S non governa. Demolisce e punisce appunto ma non governa, non lo sa e non lo vuole fare davvero. E quindi quella parte di elettorato si stacca.

Parte di questo elettorato che si stacca dal voto M5S va alla Lega di Salvini in nome soprattutto del Sì sicurezza, No immigrati. Parte va a sinistra, da dove forse era partita. Abruzzo prima e Sardegna poi dicono che no, non è che cade il governo. Dicono però che giochi e calcoli per le elezioni europee di maggio sono ancora da farsi e che, incredibile fino a qualche settimana fa, al voto di maggio M5S potrebbe arrivare terzo dopo la Destra e la Sinistra.