Fondi russi Lega, Cassazione: “Confermati i sequestri di chiavette e cellulari a Savoini”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Dicembre 2019 18:40 | Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre 2019 20:39
Savoini, Ansa

Gianluca Savoini (foto Ansa)

ROMA – Confermato il sequestro disposto dalla magistratura di Milano a carico del leghista Gianluca Savoini – sequestro di chiavette e cellulari con il file audio del Metropol – emesso nell’ambito dell’inchiesta per corruzione internazionale su presunti fondi russi al Carroccio tramite una fornitura di greggio con lo sconto.

Lo ha deciso la sesta sezione penale della Cassazione, rigettando il ricorso presentato dalla difesa di Savoini, ex portavoce di Matteo Salvini. Contro il sequestro e le perquisizioni nei confronti di Savoini, la difesa del leghista aveva fatto ricorso alla Suprema Corte contestando la decisione del Tribunale del Riesame che lo scorso 10 settembre aveva convalidato gli atti eseguiti dalle Fiamme gialle su mandato dei pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro.

L’avvocato Lara Pellegrini, difensore di Savoini (indagato per corruzione internazionale), puntava all’annullamento del decreto di perquisizione e alle ordinanze di sequestro, sostenendo, anche di fronte alla Suprema Corte, l’inutilizzabilità del file audio registrato all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018. Il collegio della sesta sezione penale ha invece confermato la decisione del Riesame, come sollecitato anche dalla procura generale della Cassazione nell’udienza a porte chiuse di martedì mattina. Le motivazioni del verdetto saranno rese note, come prevede la legge, entro un mese.

Il file audio della durata di un’ora e un quarto era stato registrato all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018 ed era stato consegnato ai pm da un giornalista dell’Espresso che avvalendosi del segreto professionale non ha rivelato da chi lo ha avuto. Per questo la difesa di Savoini – rappresentato dall’avvocatessa Lara Pellegrini – ha sostenuto che si tratta di un documento inutilizzabile. Ma per la procura di Milano il file proviene da una ‘fonte coperta’ e non è di provenienza anonima.

All’incontro nel grande albergo moscovita, secondo le accuse, parteciparono sei uomini: tre russi, vicini all’entourage del presidente Vladimir Putin, e Savoini che all’epoca era il responsabile della Lega per i rapporti con Mosca e presidente dell’associazione Lombardia-Russia, con l’avvocato Gianluca Meranda e l’ex bancario Francesco Vannucci.

Al centro della conversazione, sempre secondo le accuse, ci sarebbero state le modalità di un accordo che avrebbe dovuto portare alla Lega 65 milioni di dollari di ‘finanziamento’ grazie a uno sconto praticato dai russi su una mega fornitura di greggio. 

Fonte: Ansa.