Scajola e la casa al Colosseo. Niente rinvio a giudizio, resta testimone a Perugia. Le carte a Roma

Pubblicato il 6 Maggio 2011 11:52 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2011 12:11

ROMA – Per Claudio Scajola è il giorno del riscatto: per lui la Procura di Perugia non ha richiesto alcun rinvio a giudizio, come ha fatto per altri 19 appartenenti alla cosiddetta “cricca” di Bertolaso e Anemone nell’inchiesta sugli appalti dei grandi eventi. La tempesta dell’appartamento al Colosseo lo aveva costretto alle dimissioni, ora la decisione dei pm gli restituisce la dignità. Tutto lo stato maggiore del Pdl si è affrettato a salutare la circostanza come la prova inconfutabile dell’estraneità del ministro alla vicenda. Dai tre coordinatori del partito (Bondi, La Russa e Verdini) ai ministri (Alfano, Gelmini e Rotondi), passando per Cicchitto, sono arrivati messaggi di solidarietà e soddisfazione insieme alla denuncia dell’uso “mediatico, prima che politico della giustizia”.

Claudio Scajola, va precisato, non è mai stato iscritto nel registro degli indagati: i magistrati si riservano ora di convocarlo come testimone per chiarire le modalità di acquisto del famoso appartamento. Come avevano accertato le indagini, la procura dà per assodato che Anemone, tramite l’architetto Zampolini, versò 900 mila euro a fronte dell’acquisto dell’appartamento. In qualità di testimone, Scajola non potrà avvalersi della facoltà di non rispondere. Dovrà spiegare, in altri termini, come è potuto accadere che qualcuno stesse acquistando una casa per suo conto ma “a sua insaputa”. La vicenda potrebbe non essere finita qui: senza contare, come ha riportato il Fatto Quotidiano, che i pm perugini hanno trasmesso tutta la documentazione a Roma, per competenza. Non è esclusa, pertanto, la possibilità di un supplemento di indagine conoscitiva.

La riabilitazione politica dell’ex potente ministro finito nella polvere non poteva prescindere da un attestato giudiziario, da un proscioglimento tecnicamente inesistente (ripetiamo, non era indagato) ma spendibile sul piano mediatico. Scajola adesso si propone di offrire il suo “modesto contributo” per evitare che altri finiscano nel tritacarne dei processi sommari condotti sulle pagine dei giornali. Nobile proposito: ma è alla politica, quella vera, che il grande organizzatore e pianificatore dei successi elettorali di Berlusconi, sta pensando. Un ritorno in grande stile, che è destinato a scompaginare i precari equilibri del Pdl, tormentato dalle correnti, sempre un passo indietro rispetto alla Lega arrembante, in calo nei sondaggi e troppo dipendente dal dominus Tremonti.

L’unico, in realtà, che non lo mollò nemmeno quando inciampò su quell’appartamento con vista Colosseo, salvo accompagnarlo verso l’uscita quando ogni giustificazione suonava peggiore delle accuse. Ora fanno a gara nel partito per esprimergli solidarietà, ma durante il tormentone Colosseo, nessuno alzò un dito. Certo Scajola è un personaggio di primo piano, un peso massimo, logico che qualcuno potesse sperare di ottenere qualcosa dalla sua caduta. Niente di trascendentale, la lotta politica inizia in famiglia. Son cose che Scajola sa perfettamente e che soprattutto non dimentica.

Con Berlusconi ha già parlato: e non di seggi né di un incarico da ministro, ha precisato dalla sua Imperia partecipando all’inaugurazione del nuovo auditorium della Camera di Commercio. “I problemi sono ben altri” ha aggiunto sibillino: che aspiri al coordinamento del partito non è un mistero per nessuno. I giochi sono aperti.