Claudio Scajola: “Berlusconi è prigioniero. Ecco le mie condizioni, dammi un ruolo nel partito o me ne vado”

Pubblicato il 13 Marzo 2011 18:33 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2011 18:35

Claudio Scajola

ROMA – Mancano tre ore all’incontro con Silvio Berlusconi e Claudio Scajola, diretto ad Arcore, mette in fila i pensieri. Della vicenda che riguarda l’ex ministro Claudio Scajola che chiede al premier più spazio minacciando la costituzione di un gruppo autonomo dal Pdl, parla un lungo articolo del Riformista a firma Alessandro De Angelis riportato qui di seguito.

Racconta il Riformista: “II gruppi autonomi potrebbero essere un modo per avere più confronto. Non vogliono che facciamo Azzurri per la libertà? Discutiamone. Ma l’unica cosa certa è che non si può dire non fate i gruppi e tutto resta così com’è”. Questa volta non è con una poltrona in più o in meno, al partito o al governo, che il caso può rientrare. L’ex ministro vuole un chiarimento vero, di fondo. Perché il punto è politico.Prima di ogni questione di organigramma va analizzato quello che è successo in questi anni, in modo franco, senza perifrasi: “C’è un disagio profondo – è il ragionamento di Scajola – sia in Parlamento sia nel territorio che non si può nascondere. A due anni dalla nascita, il Pdl non è stato ancora costruito davvero, non si capisce bene come funziona la questione delle quote tra ex Forza Italia ed ex An, l’uscita di Fini è un fatto serio che ha avuto conseguenze nel partito, insomma l’amalgama non è riuscito”‘.

“E se le cose non vanno, se il modello anarchico di partito alimenta conflitti, non è frutto del caso o di un destino cinico e baro – spiega il Riformista -. Soprattutto perché tra tutti i segnali di allarme, uno dovrebbe toccare le corde profonde del premier: ‘Il popolo di Forza Italia è a disagio, si sente senza punti di riferimento, a differenza di quello di An che ha ancora una intelaiatura, una struttura organizzativa’. Ecco il punto, il grido di dolore degli azzurri. Che giustifica un’accusa, ora che tutti giocano a carte scoperte, verso l’attuale tolda di comando, verso “quelli che vogliono che si lasci tutto così com’è”. E “quelli”,Verdini e La Russa, sono coloro che hanno messo un veto sul ritorno di Scajola al partito, dopo che il Cavaliere si era mostrato più che possibilista su un suo rientro, durante un incontro di due settimane fa”.

Il riformista racconta poi, dell’intreccio tra l’attuale casta pidiellina e i “produttori di consenso”. Marcello Dell’Utri, attraverso un’intervista al Corriere dal titolo “Non è più tempo di Scajola, puntiamo Verdini” aveva fatto capire che il nome dell’ex ministro è ingombrante, “produrrebbe un cambio degli equilibri di potere, nel Pdl e non solo, visto che rappresenta un riferimento per gli ex azzurri che si sentono cannibalizzati dagli ex An. E pure per alcune lobby, anche se magari non quelle con cui tessono la tela gli attuali bi-unviri”.

“Proprio le frasi di Dell’Utri – racconta ancora il Roformista – hanno spinto Scajola a rompere gli indugi: ‘Non si capisce perché dovrei rinunciare a dire la mia. Mi sono dimesso dal governo, senza che nessuno me lo chiedesse, ho aspettato la fine dell’inchiesta pur non essendo indagato. A cose finite, quando mi è tornata un po’ di voglia di occuparmi della via politica, le parole di Marcello mi hanno meravigliato, anzi mi hanno offeso. Sono il segno che si vuole lasciare tutto così com’è'”.

“E di questo immobilismo il premier, un innovatore di indole, sarebbe più la vittima che la causa. Paralizzato al partito. Ingessato al governo, dove gli spazi di manovra tra i vincoli imposti da Giulio Tremonti sono strettissimi”

A proposito di Tremonti. Il Riformista, nel suo lungo articolo spiega che “Scajola al governo si era ritagliato il ruolo di capofila del partito anti-tremontiano”.  Scajola avrebbe detto chesSe si continua così, spiega Il Riformista “progressivamente la nostra constituency si svuota a vantaggio della Lega, e Berlusconi ne esce logorato. Oggi un filo unisce tutto, partito e governo, apparentemente questioni che sembrano diverse: ‘Berlusconi – dice Scajola – è prigioniero'”.

“Le vie, per ritrovare spazi di libertà, possono essere diverse, ma al fondo va ritrovato uno spirito: ‘Con me ci sono quelli che vogliono bene a Berlusconi, i lealisti. Io non sono quello che rompe i partiti, io Forza Italia l’ho costruita davvero. E non sono uno che fa le iniziative contro, meno che mai contro Berlusconi. Sono aperto a trovare soluzioni’. Potrebbero essere l’ingresso al governo di uomini legati a Scajola, o il suo ritorno nel partito Altrimenti, – spiega ancora Il Riformista – via libera ai gruppi parlamentari autonomi, ?Azzurri per la libertà'”.

“Già sicure le firme, e pure le prospettive di instabilità per la maggioranza. Alle otto di sera Claudio Scajola esce da Arcore. Il colloquio è durato due ore. È stato ‘lungo e amichevole’. Il premier si è mostrato disponibile. Pur di evitare la formazione di gruppi autonomi ha assecondato i desideri sia sul partito sia sul governo. Ma ha chiesto un po’ di tempo. Perché le caselle sono poche, gli appetiti molti”.