Scajola si dimette: “Soffro, per difendermi non posso continuare a fare il ministro”

Pubblicato il 4 Maggio 2010 11:51 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2010 14:08

Claudio Scajola

Alla fine si è dimesso, dopo le pressioni dello scandalo legato all’inchiesta sui grandi appalti del G8. “Da dieci giorni vivo una grande sofferenza”, ha detto Scajola. Lo ha annunciato il ministro stesso durante una conferenza stampa organizzata presso il ministero dello Sviluppo Economico.”Sono etraneo a questa vicenda, ma per fare politica si devono avere le carte in regole per non avere sospetti. Le mie dimissioni consentiranno al governo di andare avanti”. “Ho avuto un attestato di stima di parte di Berlusconi – ha ricordato Scajola – del governo e di tutto il Pdl”.

“Mi trovo esposto ogni giorno – ha detto – a ricostruzioni giornalistiche contraddittorie. In questa situazione che non auguro a nessuno io mi devo difendere. E per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni, senza mai risparmiarmi. Ne siete testimoni, ho dedicato tutte le mie energie e il mio tempo commettendo sbagli ma pensando di fare il bene”.

“Sono al centro di una campagna mediatica senza precedenti e non sono indagato – ha continuato Scajola – Mi ritrovo la notte e la mattina ad inseguire rassegne stampa per capire di cosa si parla”

Scajola ha anche annunciato che farà annullare il contratto di compravendita della casa vista Colosseo al centro della polemica in questi giorni, se verrà acclarato che qualcuno ha pagato parte della casa “senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse”.

Il ministro, dopo aver pronunciato questo breve discorso ai giornalisti ha subito lasciato la sala conferenze, senza rispondere alle domande dei cronisti presenti. Scajola, inoltre non risulta indagato, come conferma anche il procuratore di Peurgia Federico Centrone e il 14 maggio si recherà dai magistrati come persona informata sui fatti.

Scajola non ha resistito alle pressioni che venivano non solo dall’opposizione ma anche dall’interno del suo partito. In mattinata avrebbe  parlato al telefono con il presidente Berlusconi, che ieri si mostrava preoccupato per le indiscrezioni che quotidianamente filtrano sulla stampa: “La situazione è grave”, avrebbe confidato il premier a uno dei suoi ministri. La Lega si fa già avanti: l’onerevole Salvini fa presente che ora al posto di Scajola ci vuole un leghista.

Claudio Scajola per  la terza volta è quindi costretto a consegnare le dimissioni da un incarico politico. Nel 2002, allora ministro dell’Interno nel governo Berlusconi, lasciò dopo aver definito un “rompicoglioni” Marco Biagi, poco dopo il suo assassinio a Bologna da parte delle nuove Br. Ma già nel 1982 Scajola aveva dovuto affrontare le sue prime dimissioni, quelle da sindaco di Imperia: venne arrestato in seguito a uno scandalo sul casinò di Sanremo e si fece 70 giorni di carcere, per poi venire prosciolto.

Sull’onda del caso Scajola, i finiani chiedono, con un articolo di Italo Bocchino su Generazione Italia, l’immediata approvazione del dl anticorruzione. Bocchino propone “una moratoria legislativa di una settimana che il Pdl deve proporre a maggioranza e opposizione per accantonare tutti i provvedimenti in esame e approvare con consenso bipartisan il disegno di legge”. Sulla vicenda Bocchino ha aggiunto: “Siamo sicuri che dimostrerà la sua innocenza, ma il Pdl ha il dovere di dare una risposta all’opinione pubblica sul tema della corruzione”.

Anche due quotidiani d’area centro destra come Libero e Il Giornale stamattina chiedevano spiegazioni al ministro, con due editoriali oggi in prima pagina a firma dei direttori. Vittorio Feltri, sul Giornale, mette in evidenza 4 punti chiave: la cifra irrisoria (600mila euro) con cui il ministro dice di aver pagato casa. Il suo rapporto con Zampolini e Anemone. La necessità di riferire in Parlamento e alle domande dei cittadini prima ancora che a quelle dei magistrati. Maurizio Belpietro sottolinea che, nonostante le dichiarazioni di Anemone (“non ho mai dato soldi per una casa a nessuno”) “scagonerebbero” Scajola, il ministro deve comunque spiegare la vicenda con chiarezza: “Sbagliato temporeggiare, o combatte o se ne va”.

Intanto oggi sono uscite indiscrezioni su nuovi documenti bancari che smentirebbero la versione del ministro Claudio Scajola. Li hanno consegnati alla Guardia di Finanza le sorelle Beatrice e Barbara Papa, proprietarie dell’appartamento con vista sul Colosseo venduto il 6 luglio 2004. Estratti conto e altri attestati finanziari per dimostrare che non sono loro ad aver mentito sul prezzo, nè sulle modalità di consegna del denaro. Le testimonianze si incrociano con quelle dell’architetto Angelo Zampolini, l’uomo di fiducia del costruttore Diego Anemone che dopo aver rivelato di aver consegnato personalmente a Scajola gli 80 assegni circolari per un totale di 900.000 euro ha aggiunto: «Ero presente alla stipula e ho assistito alla consegna dei titoli alle venditrici».