Scalfari: “La vera par condicio dovrebbe rendere ineleggibile Berlusconi”

Pubblicato il 22 Marzo 2010 20:22 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2010 21:30

Eugenio Scalfari

La par condicio, la campagna elettorale senza talk show in tv, le intercettazioni telefoniche. Eugenio Scalfari e Pierluigi Battista sono stati oggi protagonisti di un confronto su questi temi, condotto da Giovanni Floris in un’affollatissima Aula Magna dell’Università Roma Tre, dove insieme agli studenti in prima fila c’era anche l’ex direttore di Raitre Paolo Ruffini.

«A danno del giornalismo televisivo e della televisione pubblica è stato consumato un sopruso. Sono qui in segno di solidarietà ai colleghi», ha detto Battista e questo, ha aggiunto «è un trattamento irrispettoso anche per quei cittadini italiani che pagano il canone. Si proibisce la discussione pubblica». Al terzo appuntamento del talk itinerante “Giro d’Italia 4×4”, ideato e organizzato da Floris durante la sospensione dei programmi di informazione della Rai nel periodo che precede le elezioni regionali, Scalfari, applauditissimo dagli studenti, ha spiegato “stiamo vivendo non tanto una limitazione della libertà ma l’intimidazione” che diventa “reato quando si fa non solo dall’alto del proprio potere di fatto ma abbinandolo a incarichi superiori istituzionali”.

Scalfari ha anche invitato a riflettere su come è nata la par condicio: “per limitare il potere mediatico di Silvio Berlusconi” e a Berlusconi “non piace – ha sottolineato – questa par condicio. In questo caso, poi, siamo di fronte a un appuntamento elettorale molto importante perché queste elezioni sono un preavviso di quello che può accadere”. Questa volta “è arrivata alle estreme conseguenze”, ma “la vera par condicio dovrebbe portare a un ordine del giorno che impedisca che il proprietario di metà del cielo mediatico sia eleggibile”.

Scalfari ha fatto notare quali siano state le motivazioni del rifiuto di Berlusconi al faccia a faccia con il segretario del Pd Pierluigi Bersani: “rifiuta perché Bersani non è abbastanza collaborativo. Non vedo l’utilità di questo scambio di opinioni, ha detto, perché Bersani mi insulta. Ma Bersani non è proprio uno che insulta. E poi Berlusconi per l’insulto è meglio che taccia”. Battista sulla par condicio si è chiesto: “ma non è meglio abolirla?” e ha spiegato che “queste elezioni si vincono sulla base dell’appartenenza. La vera variabile è l’astensione”.

Mentre sulle intercettazioni telefoniche Battista ha sostenuto che se “la trasparenza è più forte dei modi allora ci devono essere le intercettazioni per tutti”. Scalfari, pur d’accordo che “la forma, la procedura in politica è sostanza” ha fatto notare che nel “nostro sistema giudiziario l’azione di pubblica accusa é obbligatoria” e quindi dai procuratori di Trani “la forma é stata profondamente osservata”. Questo non toglie che “può darsi che i reati ipotizzati dalla procura di Trani si rivelino infondati. Può darsi che il giudice decida l’archiviazione”. Tante le domande degli studenti sulla libertà del giornalista, sull’evoluzione del giornalismo cartaceo e telematico sul perché “i talk show di approfondimento sono stati censurati mentre i tg danno spazio a notizie false” ha detto un ragazzo.

Per Battista la “condizione della libertà è la pluralità invece il sistema televisivo, e non, è sempre più chiuso”. “L’informazione che è tutt’uno con l’opinione pubblica è strutturalmente contro il potere perché ha il compito di controllarlo”. Floris, ha spiegato come “Ballarò sia nata per essere utile” è rimasto colpito soprattutto dal fatto che si “possano chiudere per un mese quattro trasmissioni diverse della Rai e pensare che non ci siano conseguenze nel farlo. L’idea che il potere abbia perso il senso della responsabilità delle proprie azioni mi preoccupa”. E ha chiuso dando appuntamento a “martedì 30 marzo, se torneremo in onda”.