Schifani allinea Italia alla Chiesa e invoca le “radici cristiane dell’Europa”

Pubblicato il 24 Ottobre 2009 23:42 | Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2009 23:42
Renato Schifani

Renato Schifani

Parlando in Polonia, il presidente del Senato Renato Schifani ha detti che “il tema dell’identità, delle radici comuni e cristiane dell’Europa non può essere tradito invocando in modo strumentale i principi di non discriminazione o di separazione della sfera pubblica da quella religiosa”. Schifani è intervenuto, a Danzica, all’Assemblea straordinaria dell’Associazione dei Senati europei.

Schifani ha ricordato che in questa città 60 anni fa si compiva il primo atto della II Guerra Mondiale e che sempre qui, negli anni ’80, si sviluppava Solidarnosc, il movimento politico-sindacale all’origine della caduta del totalitarismo comunista nell’Est europeo. Storie terribili, dimenticate grazie all’Unione europea.

Ma, ha sottolineato il presidente del Senato, “i popoli e i cittadini chiedono un’Europa virtuosa e non un’Europa virtuale. Le politiche dei singoli Stati non possono che svilupparsi entro una condivisa e comune cornice etica e ideale. Nessuna etica ed idealità  può accantonare o eludere la ricerca di quel filo rosso che tiene unite le storie, le aspirazioni, i bisogni profondi degli individui”.

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Da qui la necessità, sottolineata dal presidente del Senato italiano ai colleghi europei nei giorni in cui si attende la ratifica del Trattato da parte di Praga, di “non tradire il tema dell’identità, delle radici comuni e cristiane dell’Europa”. E Schifani ha invitato i colleghi presidenti di Senati a “recuperare il messaggio di pace che Giovanni Paolo II, e Benedetto XVI hanno rivolto ai popoli e agli Stati perché la comune storia di civiltà sia la ‘forza di gravita”, capace di attrarre le diverse Nazioni su un condiviso e riconosciuto codice morale”.

“Un’Europa vera, virtuosa e non virtuale  può aspirare ad essere uno spazio aperto solo a patto di non diventare uno spazio vuoto. L’identità arricchita dall’incontro con l’altro non significa disperdere il proprio patrimonio spirituale e religioso, culturale, umanistico, ma esserne pienamente consapevoli, per proporsi come portatori di un’autentica ricchezza di umanità”.

Per questo, ha concluso, “l’Europa deve essere l’ispirazione di uomini liberi per un avvenire di pace che tutti insieme dobbiamo costruire”.