Mafia. Schifani e le accuse dell’imprenditore di Villabate: “Fu il mio consulente dall’86″

Pubblicato il 3 Settembre 2010 - 11:16 OLTRE 6 MESI FA

Renato Schifani

Dopo le accuse del pentito Gaspare Spatuzza, a macchiare il passato di Renato Schifani parla l’imprenditore siciliano di Villabate Giovanni Costa, condannato per riciclaggio e considerato vicino a Cosa Nostra. Dice, secondo l’Espresso, che Schifani gli faceva da “consulente, la persona che mi consigliava, quello che riusciva a mettere le carte a posto controllando i documenti con i quali chiudere affari senza avere problemi”.

“Ho sempre fatto le mie mosse – racconta Costa all’Espresso – con la consulenza di Schifani, lavoro per il quale gli pagavo dal 1986 uno stipendio mensile di due milioni di lire per seguire i miei lavori a 360 gradi. Era il mio consigliere. Ma nel processo in cui sono stato condannato lui, chiamato a testimoniare, non ha detto la verità. Ha preso le distanze stravolgendo i fatti, sostenendo addirittura che lo avevo inserito nel consiglio di amministrazione di una società di Milano a sua insaputa. E invece era stato lui a chiedermelo perché voleva lasciare Palermo, per questo gli proposi l’incarico di presidente o di amministratore delegato. Poi decisi che non se ne faceva più nulla”.

Il quotidiano Il Fatto ricostruisce la cronologia di quel cliente “pericoloso” di Schifani. Ha recuperato i documenti del processo a Costa e dell’indagine su Urafin e scrive: “Davvero Renato Schifani ha assistito Costa per anni, seguendo come professionista gran parte degli affari per cui è stato poi condannato”. Quelle consulenze sarebbero datate tutte tra l’86 e il ’93: l’imprenditore di Villabate avrebbe ripulito soldi sporchi della Mafia, per questo è stato condannato in primo grado,

Petez Gomez parla di “compravendite immobiliari di Costa nel villaggio turistico di Portorosa in provincia di Messina (…)grazie a preliminari di vendita, sostituiti da procure speciali, Costa è riuscito a entrare in possesso di 60 appartamenti senza che il suo nome comparisse mai in atti ufficiali”.