Renato Schifani, presidente del Senato, ignora la Costituzione italiana

Pubblicato il 16 Aprile 2010 23:35 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2013 23:24

Gli italiani non sono brava gente, sono bravissima gente. A parte Berlusconi, divinizzato da metà di noi e esacrato dall’altra metà, più o meno, chiunque occupi una carica pubblica, da vigile urbano in su, passando per il farmacista, il maresciallo dei carabinieri, su su fino al presidente della Repubblica, gode di una immunità sacrale da qualsiasi critica.

Renato Schifani se la ride. A che serve conoscere la Costituzione_

Il rispetto è aiutato da leggi borboniche e fasciste, che la sinistra si è ben guardata dall’annullare, pensando che prima o poi sarebbero potute tornare utili anche a loro. Ma al fondo c’è il nostro animo di sottomessi, al potere feudale, al potere straniero, al potere.

Viene voglia però di rischiare il vilipendio quando si leggono parole come quelle diffuse venerdì 16 aprime dalle agenzie per conto di Renato Schifani, presidente del Senato. Leggiamole assieme:  “La volontà degli elettori è sacra. Siamo in un sistema maggioritario e, come ho detto ad ottobre, nel momento in cui il patto elettorale dovesse venir meno, difficilmente si potrebbe dar vita a un altro esecutivo diverso da quello voluto dagli elettori. Non ci sono ribaltoni. Lo dissi alla cerimonia del Ventaglio, l’anno scorso, quando un ribaltone si stava realizzando in Sicilia”.

Schifani si è sempre distinto come bravissimo esecutore di coretti berlusconiani. Sul tema delle elezioni anticipate ha già un precedente, che risale al 17 novembre del 2009, quando, anche allora, in polemica con Fini, sostenne la tesi che sarebbe stato quello delle eleioni lo sbocco naturale di una qualsiasi crisi. Fu un intervento che imbarazzò il Presidente della Repubblica, che ne uscì abilmente con una velina diffusa dai suoi uffici.

Rilegiamola sulla agenzia Ansa: “Giorgio Napolitano ha letto la dichiarazione del presidente del Senato Renato Schifani, che ha parlato di elezioni anticipate in caso di mancata compattezza della maggioranza, insieme alle altre notizie politiche della giornata, sulla rassegna stampa preparata dal suo staff durante la visita di Stato ad Ankara. Non risulta che abbia avuto contatti con Palazzo Madama e non è filtrato alcun commento.
“Del resto, la questione non investe direttamente le competenze istituzionali del capo dello Stato, trattandosi di una dichiarazione rilasciata da Schifani nella sua veste politica, al pari di quella di domenica scorsa del presidente della Camera Gianfranco Fini, che sosteneva una tesi opposta: una eventuale crisi della maggioranza, a suo avviso, non porterebbe al voto anticipato poiché in tal caso dimostrerebbe il fallimento del partito di maggioranza.

“Il caso sarebbe diverso se la maggioranza manifestasse la propria insufficienza in Parlamento e in modo non episodico. Allora sì, secondo la procedura costituzionale, scatterebbe la competenza del presidente della Repubblica per verificare la natura e la possibilità di ricomposizione della crisi, e in tal caso, come è avvenuto altre volte, i presidenti delle Camere sarebbero chiamati a fornire al capo dello Stato il loro parere in consultazioni formali”.

Indimenticabile, in autunno, quando il povero Berlusconi era ancora tutto sconquassato dall’inutile e stupido scandalo sulle sue frequentazioni mignottesche e aveva bisogno di ricucire il rapporto con la Chiesa dopo gli avventati attacchi del suo Feltri a Dino Boffo, direttore del giornale dei vescovi italiani, Schifani si esibì in un gorgheggio internazionale a sostegno della falsa e anche un po’ imbarazzante tesi sulle radici cristiane dell’Europa. Le radici dell’Europa sono molto intrecciate, ma tutte sanamente pagane. Della fase cristiana c’è solo da vergognarsi: i pagani passati a fil di spada da Carlomagno, i pagani bruciati vivi dai neoconvertiti principi russi, i musulmani perseguitati e gli ebrei arrostiti, i cristiani martirizzati da altri cristiani con una fantasia scatenata degna di sadici e maniaci sulle piazze di Roma, Londra e periferie europee sono lì a testimoniare che i secoli in cui la Chiesa esercitava più forte la propria autorità sulla politica europea sono proprio quelli degni della definizione di secoli bui.

Ora Schifani si è prodotto in un nuovo esercizio di forzatura concettuale, che sarebbe accettabile in uno studente di diritto pubblico bocciato con un dodici, ma dà i brividi provenendo dalla seconda carica dello Stato italiano, cioè da colui che, in caso di impedimento del presidente della Repubblica, svolgerebbe quel ruolo durante la sede vacante.

L’Italia non è  a sistema maggioritario, l’Italia è una democrazia parlamentare, gli elettori hanno votato per dei partiti, non per un governo e meno che mai per un capo di quel governo.

Il governo guidato da Silvio Berlusconi è sostenuto da una coalizione formata da due partiti distinti, il Pdl e la Lega e questo Berlusconi lo sa molto bene, vivendo ostaggio di Umberto Bossi e accogliendo ogni suoi desiderio, fino a sfiorare il suicidio. Come potrebbe definire altrimenti la ritirata di  Berlusconi in Piemonte e in Veneto, sacrificando sull’altare dei rapporti con Bossi due dei suoi uomini migliori, Ghigo in Piemonte e Galan in Veneto?

Ma Schifani fa finta di venire dalla Svizzera e parla per minacciare un altro fenomeno dell’attuale regime, l’ex fascista Gianfranco Fini, diventato idolo di molti di quelli che a sinistra ancora pochi anni fa si facevano il segno della croce laico e ateo al solo sentire il suo nome.

Fini ha minacciato uno scisma il cui film è già stato girato all’uscita di Francesco Rutelli dal Pd: un film di solitudine e desolazione come si addice a una scissione così antistorica e anche ingrata: non ci fosse stato Berlusconi che li portava all-onor del mondo, i fascisti sarebbero ancora nelle fogne, dove la democrazia di sinistra li intendeva  ricacciaere.

Berlusconi  preferisce giocare di anticipo e intimidire gli avversari. Corre pochi rischi ma non ne vuole nemmeno uno . Per questo volano minacce di elezioni anticipate>hanno letto, Berlusconi e Schifani, quel che ha fatto Brown in Inghilterra. Ma, parafrasando Dalla, l`Inghilterra  e` lontana, e` l`altra faccia della luna. Da noi non funziona in quel modo. Se Fini fa il matto, Berlusconi deve andare da Napolitano e dimettersi mentre Napolitano, non Schifani, indice nuove elezioni solo dopo avere accertato che una nuova maggioranza in paelamento non si puo` formare.

Che Schifani non lo sappia appare poco verosimile. E allora….