Scilipoti: “Io e Antonio Razzi come Saragat, pensato al bene dell’Italia”

Pubblicato il 27 Febbraio 2013 19:53 | Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio 2013 19:57
Domenico Scilipoti

Domenico Scilipoti (foto LaPresse)

CATANZARO – Domenico Scilipoti si sente come Giuseppe Saragat e nell’ardito paragone coinvolge anche l’altro ex responsabile, fresco come lui di rielezione nel Pdl, Antonio Razzi. ”Nel 1947 – spiega Scilipoti – Giuseppe Saragat fece una scelta quasi similare a quella che abbiamo fatto Antonio Razzi ed io e cioè anteporre gli interessi di partito a quelli del popolo italiano. Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Ce lo siamo detti dopo la nostra rielezione e lo rifaremmo ancora una volta se gli interessi del popolo italiano dovessero essere messi in discussione”.

Scilipoti ne ha parlato intervenendo a Catanzaro ad un’iniziativa degli eletti del Pdl in Calabria insieme al coordinatore regionale del partito, Giuseppe Scopelliti. L’ex deputato di Idv traghettato nel centrodestra, alla sua prima uscita dopo l’elezione a Palazzo Madama, rivelando quarti di “calabresità”  (”i miei bisnonni erano calabresi”) ha fatto il pieno di strette di mani e saluti cordiali catalizzando l’interesse di fotografi e operatori tv.

Nel suo intervento, poi, Scilipoti ha sfoggiato doti di oratore e strappato più volte l’applauso del pubblico. ”Siamo stati felici – ha aggiunto – nell’apprendere che il presidente Berlusconi ha fatto una dichiarazione similare dicendosi disponibile, per l’amore della patria, a dare un sostegno a coloro i quali in campagna elettorale sono stati dall’altra parte della barricata per salvare l’Italia. Sicuramente, però, non troverà convergenze su temi che sono altamente etici perché  su questo, per quanto ci riguarda, abbiamo una profonda convinzione che è  diversa da quella del centrosinistra”.

Parlando della sua esperienza nel partito di Di Pietro, Scilipoti ha detto ”il mio è un ritorno a casa, anche se sono stato uomo di centrodestra anche all’interno di quella che era la lista civica nazionale che portava il nome dell’Italia dei valori. All’interno di quella formazione c’erano, infatti, esponenti di estrema sinistra e di estrema destra. E tra questi ultimi voglio citare Luigi Li Gotti”.