Scioglimento delle Camere? Malumore tra Quirinale e Berlusconi. Napolitano: “Era solo un allarme”

Pubblicato il 15 Febbraio 2011 15:29 | Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2011 15:30

Giorgio Napolitano

ROMA  – C’è qualcuno che ormai più che di conflitto, tra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano, intravede l’ombra della fine. L’ultima “faida” tra il Colle e palazzo Chigi riguarda lo scioglimento anticipato delle Camera. Napolitano aveva detto che se il governo non riuscisse a governare, allora “sarebbe a rischio la stessa continuità della legislatura”. Subito Berlusconi era andato su tutte le furie, convinto che il Quirinale fosse intenzionato a sciogliere le Camere. “Non può cacciarmi – aveva detto il premier – Non vuole sciogliere le Camere e senza di me non può farlo”.

Una reazione e un ragionamento che non piacciono al Quirinale. Napolitano, di fatti, non ha voluto commentare  le dichiarazioni del Cavaliere. La posizione del Colle, infatti, è che le parole di Napolitano non esprimessero un auspicio (di scioglimento delle Camere) ma solo un allarme, un fotografare la realtà. Al di là delle interpretazioni, comunque, l’ipotesi dello scioglimento anticipato delle Camere a causa di una sostanziale paralisi dell’attivita’ continua a polarizzare l’attenzione della politica, dei commentatori e dei costituzionalisti.

Potrebbe Napolitano sciogliere le Camere in presenza di un governo formalmente in carica? Potrebbe il presidente del Consiglio negare la controfirma al decreto di scioglimento? Sarebbe certamente una prassi inedita. Ma alcuni costituzionalisti – in particolare i presidenti emeriti della Consulta Cesare Mirabelli e Antonio Baldassarre – sostengono che lo scioglimento con il governo in carica sarebbe possibile e che la firma di Berlusconi sarebbe solo un atto dovuto, dovendosi considerare quello di scioglimento un potere autonomo del capo dello Stato. Qualora la controfirma fosse negata, Napolitano potrebbe sollevare conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato di fronte alla Corte Costituzionale. Inoltre si cita un precedente di scioglimento con il governo in carica e con il consenso del premier: quello del 1994, quando a Palazzo Chigi c’era Carlo Azeglio Ciampi. Al momento, sono solo ipotesi di scuola. Ma e’ significativo che ci si soffermi a studiarle.

Sul piano politico, comunque, l’allarme di Napolitano modifica gli scenari attorno a cui si discute. In particolare, all’interno della maggioranza rafforza la posizione della Lega Nord, la quale da mesi dice che se non si riesce a governare e ad approvare le riforme e’ meglio votare. Questa posizione è stata finora frenata dal timore che una crisi di governo potrebbe aprire la strada a un altro esecutivo, sostenuto da ampi settori dell’attuale opposizione. Le ultime affermazioni di Napolitano, secondo alcune interpretazioni, sgombrano dal campo questo dubbio e rendono le elezioni uno sbocco pressoche’ sicuro nel caso di caduta dell’attuale compagine.

Quando si posso sciogliere le camere. Lo scioglimento del Parlamento e’ disciplinato dal titolo II della Costituzione e in particolare dagli articoli 88 e 89. Il primo stabilisce che ”il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse”; ma precisa che ”non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”. L’articolo 89 invece sancisce che ”nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità”. E precisa che ”gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri”.