Scontri Italia-Serbia, Maroni respinge le accuse di Belgrado: “Noi inadeguati? Ci rido sopra, la colpa è loro”

Pubblicato il 14 Ottobre 2010 12:58 | Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2010 13:15
maroni

Roberto Maroni

Sulle critiche dei serbi “ci rido sopra”. Così il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha commentato le polemiche sollevate dalle autorità di Belgrado: secondo i serbi, Il Viminale non avrebbe saputo gestire l’arrivo degli ultras slavi in Italia. Proprio le intemperanze dei “tifosi” balcanici hanno causato la sospensione della partita tra Italia e Serbia allo stadio Marassi di Genova.

Maroni ha rimandato le accuse al mittente e ha rilanciato: “L’Interpol di Belgrado ha sottovalutato i rischi della trasferta degli ultrà serbi”.

Il ministro ha poi fatto la cronistoria dei messaggi intercorsi tra la polizia serba e quella italiana in relazione alla presenza dei tifosi di quel Paese. Maroni ha ricordato che l’8 di ottobre l’intelligence serba aveva mandato un messaggio nel quale si parlava della presenza a Genova di un centinaio di tifosi, divisi in due gruppi, che sarebbero rincasati alla fine dell’incontro.

”Una nota del genere – ha spiegato Maroni – ci ha indotto a considerare che le nostre forze di polizia avrebbero potuto gestire la situazione con un certo numero di forze dell’ordine. Se ci avessero invece informati che sarebbero arrivate bande criminali che avrebbero messo a ferro e fuoco lo stadio, avremmo agito in maniera diversa. Per cui, nessun appunto viene fatto al prefetto, al capo della polizia e alle forze dell’ordine”.

In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, lo stesso Maroni ha ribadito che “abbiamo rischiato un Heysel 2 e la professionalità delle nostre forze dell’ordine l’ha impedito”. Per il ministro il capo degli hooligans serbi, Ivan Bodganov, dovrebbe ora essere “incriminato per tentata strage”. Quanto alle posizioni Uefa, “sono tentato di ribattere all’Uefa e a Platini quando si disse contrario alla tessera del tifoso: se in Europa fosse in vigore il sistema italiano, daspo più tessera, non sarebbe successo nulla”.

In campionato, infatti “c’è un filtraggio severo, entra solo qualche striscione innocuo”. Mentre nel caso di Genova “c’era un gruppo numeroso e violento che faceva pressione e rendeva difficile il filtraggio, l’ingresso allo stadio rischiava di diventare una carneficina”, senza contare che “la logistica di Marassi non aiuta» perchè «non c’è una zona adatta al prefiltraggio quando si verificano condizioni critiche”.