A che ora la scossa Berlusconi? Un terremoto…c’è solo un terremoto!

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 11 Maggio 2011 14:04 | Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2011 14:05

ROMA-A che ora è la scossa Berlusconi? Talvolta al mattino, ma di solito nel tardo pomeriggio, di rado ma non troppo anche a notte. Un terremoto, c’è solo un terremoto: con ritmo da stadio è questo il coro che si può intonare senza timore di sbagliare. Potete esserne felici o solidali, sgomenti o avversi, il solo e unico, costante, sussultorio, ondulatorio terremoto italiano è Silvio Berlusconi. Un vero e proprio sciame sismico con scosse ricorrenti e crescenti. Ma talmente quotidiane, talmente gli italiani si sono abituati a convinvere con la “faglia Silvio” che, più che elettrizzati o spaventati, di questo terremoto quasi non si accorgono più. Verrà la scossa stasera e anche domani e anche, comunque vadano, il lunedì dopo i risultati elettorali. Verrà di sicuro la scossa, qualcosa demolirà, l’unica incertezza è a che ora.

Martedì sera quattro scosse e che scosse. La prima per dire che “quelli di sinistra si lavano poco”. Una scossa precedente aveva detto della “differenza antropologica” tra destra e sinistra. Non è rimasto che un tramezzo di carton gesso, quello che separa questi giudizi da quello finale: a sinistra sono subuomini, subumani. Notevole l’incremento dell’attività tellurica, qualche anno fa erano soltanto “coglioni” nei pensieri e parole di Berlusconi.

Seconda scossa: più sottosegretari per tutti. A Olbia Berlusconi ha detto: “Mauro Pili sarà sottosegretario”. Pili è sardo. A Crotone Berlusconi ha detto: “Giuseppe Galati entrerà nella squadra di governo”. Galati è calabro. Quanti altri comizi, viaggi e località mancano a Berlusconi per esaurire la campagna? Non c’è problema, il premier ha detto che farà un nuovo sottosegretario per ogni ministero che c’è. C’è posto, c’è posto. E della legge che limitava il numero dei membri del governo chi se ne frega, se ne fa un’altra che dice: il numero lo scrive Berlusconi e stop. Si marcia dunque, Berlusconi lo ha promesso, verso una drastica riduzione del numero dei parlamentari e verso un contemporaneo aumento dei membri del governo. Impegnandosi un po’ si potrebbe portare i due numeri a coincidere o quasi: un Parlamento di 400 persone, 150 all’opposizione che non se ne può fare a meno, restano 250. Con un governo di 125 se ne fa contento, felice e responsabile uno su due. Grande prospettiva, chissà se a Palazzo Grazioli ci hanno pensato. Sicuramente sì, in caso contrario, modestamente giriamo l’idea a Berlusconi: è così che si fa la democrazia efficiente, con la regola dei tre moschettieri: “Tutti per uno, uno per tutti”. Appena un po’ rivisitata: un leader per tutti, un governo con tutti, un parlamento che è tutt’uno con il governo. E fine, finalmente, delle discussioni e perdite di tempo. Stiano tranquilli i Galati, i Pili e anche i Pionati e perfino gli Scilipoti: ci sarà posto, sono praticamente già nominati. Qualche volta va male, anche Bertolaso era stato in pubblico nominato “di fatto ministro” da Berlusconi. Qualche, rara, volta va male. Ma è colpa di quelli investiti dalla terza scossa: i magistrati.

Quelli di Milano, la “associazione a delinquere con fini eversivi su cui indagare con apposita commissione parlamentare” come dice Berlusconi? No, quelli di Napoli “cui la munnezza andrebbe portata sui rispettivi tavoli” perché sono loro i responsabili appunto della munnezza. E perché no anche del traffico e della pioggia. Non l’ha detto ancora ma ci siamo quasi: se a Napoli c’è l’immondizia, non ci sono le discariche e neanche gli inceneritori è colpa dei magistrati. Antica saggezza, da Berlusconi rivisitata e corretta: “Piove? Magistrato ladro!”.

La quarta scossa è per Giorgio Napolitano, anzi per la presidenza della Repubblica. Ha detto Berlusconi che il capo dello Stato in Italia ha troppo potere. Non risulta: non è eletto, non può cancellare leggi fatte da governo e Parlamento, non può opporre veti. Al massimo “rimanda” un paio di volte e poi abbozza se non addirittura ingoia. Conta il capo dello Stato in Italia solo quando c’è crisi politica perché ha il potere di “conferire il madato” di formare il governo dopo le consultazioni con i gruppi parlamentari. E’ la democrazia parlamentare, nulla più, nulla meno. Ma a Berlusconi pare troppo, o meglio pare poco il potere che lui ha come presidente del Consiglio. Quindi all’elettore di domenica prossima segnale obiettivo concreto e preciso: cambiare la Costituzione sui poteri del capo dello Stato. Ci vogliono due anni. Andrebbe preso sul serio Berlusconi, tra due anni ci proverà lui ad andare al Quirinale, forse non è una cattiva idea ridurre per allora a zero i già oggi limitati poteri del capo dello Stato. Sarebbe una ironica “eterogenesi dei fini”. No, Gianfranco non c’entra: a Palazzo Grazioli se dico così capiscono male e si innervosiscono.

Scossa di assestamento: Berlusconi ha reso onore a Claudio Scajola che, al contrario di Bertolaso e della Cricca dell’appalto e della Protezione, civile e casalinga, non risulta nè incriminato né indagato. Si renda onore a Scajola e alla sua famiglia che hanno “sofferto”. Scajola non è incriminato, buon per lui. Ma davvero Scajola è un esempio, di martirio e di virtù civica? Resta Scajola l’uomo a cui l’ufficiale pagatore della Cricca ha comprato ” a sua insaputa” per 900mila euro una casa, casa di cui Anemone ha pure pagato i lavori di ristrutturazione. Martire della distrazione, esempio di virtù edilizia? A che ora è la prossima scossa?