Scuola, né decreto né disegno di legge: Governo rinvia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Marzo 2015 20:11 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2015 20:49
Scuola, né decreto né disegno di legge: Governo verso rinvio

Scuola, né decreto né disegno di legge: Governo verso rinvio

ROMA – Riforma della scuola, decreto legge o disegno di legge? Almeno per oggi, nessuno dei due. E’ arrivato infatti il rinvio da parte del Consiglio dei ministri di uno dei provvedimenti più attesi di questa settimana. Provvedimento attorno cui balla l’assunzione di oltre 150mila persone, i precari della scuola che dovrebbero essere stabilizzati.

A Consiglio dei Ministri ancora in corso  si era diffusa l’indiscrezione, poi confermata, che si andasse a un rinvio sostanziale e che dal vertice sarebbe uscito soltanto un testo con le linee guida del provvedimento. Il Governo quindi si prende un’altra settimana per decidere se optare per il decreto (la soluzione che sembrava scontata fino a 36 ore fa) o per il disegno di legge.

Evidentemente neppure l’incontro di oggi tra Renzi e il ministro Stefania Giannini, un’ora e mezza di colloquio, ha prodotto un testo definitivo. Il ministro spinge per il decreto anche perché quello era l’orientamento del governo e su un decreto ha lavorato. Renzi, invece, nelle ultime ore ha cambiato idea, si è fatto più cauto, e punta al disegno di legge.

Due le questioni delicate. Prima di tutto, ovviamente, quella della stabilizzazione dei precari. Quanti, come e quali. L’altro è quello degli sgravi fiscali alle scuole paritarie, provvedimento che rischia di spaccare proprio il Pd.

Il disegno di legge ha ovviamente tempi molto più lunghi. Un problema soprattutto per i precari e per le organizzazioni della scuola: le assunzioni potrebbero non arrivare in tempo per il nuovo anno scolastico. Ha però il vantaggio di consentire, su un tema cruciale, il coinvolgimento di parti sociali e Parlamento. Cambiare il testo unico sulla scuola, vecchio di 20 anni, con un decreto, avrebbe avuto il sapore dell’arbitro. Il rinvio di oggi, invece, ha il sapore della beffa.

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