Sea Watch 3, sbarco a Lampedusa, Gasparri: la nave poteva uccidere militari italiani. Atto criminale

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 29 giugno 2019 16:35 | Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2019 16:35
Sea Watch 3, sbarco a Lampedusa, Gasparri (nella foto): la nave poteva uccidere militari italiani. Atto criminale

Sea Watch 3, sbarco a Lampedusa, Gasparri (nella foto): la nave poteva uccidere militari italiani. Atto criminale

Roma- “La nave (Sea Watch 3 ndr ) poteva uccidere dei militari della Guardia di Finanza e a bordo c’erano dei politici italiani. L’atto criminale della Sea Watch è raccapricciante. Una condotta inaudita. Potevano essere coinvolti in una strage di militari italiani impegnati a difendere la legalità. Non bastano gli arresti domiciliari per la comandante. Tutti i membri della Sea Watch vanno arrestati. I clandestini sbarcati vanno allontanati subito dall’Italia per dimostrare che l’illegalità non vince”.

Commenta così il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri lo sbarco della nave Sea Watch 3 che questa notte ha forzato il blocco ed ha attraccato nel porto di Lampedusa speronando e rischiando di schiacciare sulla banchina, con le sue 600 tonnellate di ferro, una motovedetta in vetroresina della Guardia di Finanza che stava facendo la spola tra le due estremità del punto di attracco per evitarne l’ingresso in porto. Oggi i 40 migranti sono scesi a terra e la nave è stata messa sotto sequestro dalla GdF.

La paternità dell’atto è stata imputata alla comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete e per lei, sono scattati gli arresti domiciliari a Lampedusa. L’accusa nei suoi confronti sarebbe la violazione dell’Articolo 1100 del codice della navigazione che significa resistenza o violenza contro nave da guerra, un reato che prevede una pena dai tre ai 10 anni di reclusione. Le potrebbe essere contestato anche il tentato naufragio della motovedetta della Guardia di Finanza che, speronata dalla Sea Watch 3 in fase di attracco, è stata danneggiata. Per la Sea Watch 3, con il dl Sicurezza bis, oltre al sequestro amministrativo, scatterà  una sanzione pecuniaria da 20mila euro che, in caso non venisse pagata nei termini, potrà arrivare fino a 50mila euro. (Fonte Ansa).

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Tuttavia, secondo Gasparri, il ventaglio di responsabilità è più ampio. Dice infatti il senatore:

“Bisogna chiedere conto all’Olanda, che dà la propria bandiera a dei pirati e alla Germania, nazione in cui è stata costituita Sea Watch. Questa organizzazione aiuta i trafficanti di clandestini e quindi partecipa a un’attività criminale. Questa organizzazione ha aggredito le nostre forze dell’ordine e quindi va messa al bando. I politici che erano a bordo, mentre dei militari italiani potevano essere uccisi da quella nave, hanno compiuto un atto vergognoso, di vero e proprio tradimento della nazione italiana”.

Continua il senatore forzista:

“La capitana e il suo equipaggio aiutano quelli che speculano sulla disperazione di chi risale il continente africano sognando l’Europa. I trafficanti guadagnano e la capitana li aiuta, la capitana alimenta e incoraggia la tratta di disperati”.

E a proposito del sostegno alla Sea Watch 3, Gasparri esprime la sua intenzione di reagire:

“Leggo con sconcerto che si fanno pubbliche sottoscrizioni a favore della Sea Watch, una nave pirata. Aprirò anche io una raccolta di adesioni, in questo caso non soldi ma solo firme, per chiedere che la cosiddetta ‘capitana’ finisca il resto dei suoi giorni in galera. La Sea Watch fu sequestrata e troppo rapidamente dissequestrata, per riprendere la sua attività di sostegno agli scafisti”

E quando ancora il 28 giugno la nave era ferma al largo di Lampedusa e la vicenda non si era ancora conclusa con l’arresto della comandante della nave Carola Rackete e lo sbarco dei migranti, il senatore si era già prefigurato l’inevitabile epilogo:

“Mi auguro che al termine di questa vicenda la Guardia di Finanza le metta le manette e la spedisca in galera. Se poi l’Olanda e la Germania vorranno condividere con l’Italia questo onore la si potrà far rimanere in carcere un po’ nel nostro Paese, un po’ in quello che ha dato origine a Sea Watch e un po’ in quello che gli ha offerto la bandiera che il vascello pirata espone. Questa cosiddetta comandante si sta ribellando alle autorità di tutto il mondo e sta aiutando, lo ribadisco, chi specula sulla disperazione dell’Africa. Va arrestata perché è responsabile della tratta, la alimenta e la incoraggia. E leggere articoli encomiastici nei suoi confronti e vedere parlamentari che salgono a bordo e la ereggono eroina è uno spettacolo sconcertante, indegno e vergognoso”.

Le ultime tappe della vicenda: la nave Sea Watch 3 entra nel porto di Lampedusa il 29 giugno 2019. 

Il 29 giugno la Sea Watch 3,  ferma da tre giorni al largo di Lampedusa, entra nel porto dell’isola nonostante la mancanza di autorizzazioni da parte delle autorità. “Basta, dopo 16 giorni entriamo in porto”, ha scritto la ONG su Twitter.

I militari della Guardia di Finanza sono saliti a bordo e hanno prelevato la comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete portandola in caserma per avere violato i divieti e aver fatto entrare la nave in porto,

I 40 migrati a bordo della Sea Watch 3 sono sbarcati. I primi quattro sono saliti su uno dei mezzi che li trasferirà al centro di accoglienza sull’isola mentre proseguono le procedure di sbarco A bordo della nave ci sono anche gli uomini della Guardia di Finanza e della Polizia che hanno posto sotto sequestro l’imbarcazione. (Fonte Ansa)