Sea Watch, Palazzo Chigi: “Corridoio umanitario con l’Olanda”. Di Maio: “Pronti per un incidente diplomatico”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 gennaio 2019 21:50 | Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2019 1:25
Sea Watch, Palazzo Chigi: "Italia pronta a corridoio umanitario con l'Olanda" (foto Ansa)

Sea Watch, Palazzo Chigi: “Italia pronta a corridoio umanitario con l’Olanda” (foto Ansa)

ROMA – “Il caso Sea Watch è all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo” e “l’Italia ritiene che la giurisdizione appartenga all’Olanda, in quanto Paese di bandiera della nave che ha effettuato il salvataggio in acque internazionali. Pertanto l’Italia depositerà una memoria davanti alla Corte, con la quale farà valere la giurisdizione olandese, contestando la propria legittimazione passiva”. Lo afferma una nota di Palazzo Chigi. 

Dalla notte di giovedì 24 la nave della “Sea Watch” è bloccata al largo delle coste di Siracusa con 47 migranti a bordo. La nave, di una Ong tedesca, batte bandiera olandese.

 “Già da ora l’Italia – si legge nella nota di Palazzo Chigi – si rende disponibile, una volta riconosciuta la giurisdizione olandese, a offrire un corridoio umanitario al fine di consentire un trasferimento dei migranti verso l’Olanda”, si precisa.

“Nel frattempo, abbiamo offerto la nostra totale disponibilità per assistenza in caso di richiesta, mettendo a disposizione due motovedette della guarda costiera e una della guardia di Finanza, che sono nei pressi pronte a intervenire”.

Da Palazzo Chigi giungono anche critiche alla condotta della nave della Ong: “Si conferma la temeraria condotta della Sea Watch che, in condizioni di mare mosso, anziché trovare riparo sulla costa tunisina distante circa 40 miglia, universalmente considerata porto sicuro, si è avventurata in una traversata di centinaia di miglia mettendo a rischio l’incolumità dei migranti a bordo”.

“Rimane un quesito finale – si legge a conclusione della nota – l’obiettivo dell’azione della Sea Watch era salvare i naufraghi e offrire loro un pronto riparo nel primo porto sicuro (Tunisia) oppure creare un caso internazionale richiamando l’attenzione dei mass media?”.

Luigi Di Maio poi, intervistato su Rete 4, dice che il governo è pronto a un “incidente diplomatico” con l’Olanda: “O l’Ue redistribuisce questi 47 o, ancor meglio, l’Olanda se li prende: la bandiera non è una cosa folklorstica, indica che quella barca è Olanda. Siamo pronti a un incidente diplomatico con l’Olanda: è tempo che rialziamo la testa e ci facciamo sentire”.

Intanto Orfini e Martina – saliti a bordo della “Sea Watch” – sono finiti sul registro degli indagati. “I campi in Libia- ha scritto su Twitter Orfini – sono un inferno che non finisce mai, ci hanno detto i migranti sulla #SeaWatch. Io e @maumartina siamo appena rientrati in porto. Ora stiamo facendo l’elezione di domicilio perché a quanto pare siamo indagati per essere saliti sulla nave”.

Martina, dopo essere sbarcato, ha dichiarato: “Non ci si può girare dall’altra parte. Serve una riscossa civile e democratica e ciascuno deve fare quello che può. Io, noi, non ci rassegnamo a vivere in un Paese dove il governo decide di utilizzare drammi umani per la propria propaganda quotidiana.  Basta guardare negli occhi quelle persone per capire che è disumano quello che stanno facendo. Fateli sbarcare”.

“Sono persone da troppo tempo ostaggio – ha dichiarato Martina – di una condizione per noi incredibile. Un Paese serio come l’Italia merita di gestire queste situazioni in altro modo. Bisogna dare una mano a rendere chiara questa situazione. Dobbiamo provare a verificare insieme le condizioni di queste persone e chiedere con forza al governo di non voltarsi dall’altra parte. Non si può gestire questa vicenda come il terzo tempo di una campagna elettorale. Confermo che non c’è nessun decreto di chiusura dei porti italiani. Questo rimpallo di slogan tra ministeri è inaccettabile. Continuiamo a tenere alta l’attenzione su questa vicenda perché non è ammissibile che finisca nel dimenticatoio. Valuteremo i passi conseguenti perché a nostro avviso ci sono analogie con il caso della Diciotti che vanno chiarite”.