Sea Watch: espulsione di Carola bloccata da un cavillo. Salvini: Mi vergogno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Luglio 2019 9:07 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2019 11:48
Sea Watch: l'espulsione di Carola un bluff di Salvini, il giudice nega anche l'espatrio

Sea Watch: l’espulsione di Carola, il giudice nega anche l’espatrio

ROMA – Un cavillo legale ha bloccato l’espulsione dall’Italia di Carola Rackete. Scagionata dall’accusa più grave (resistenza o violenza contro nave da guerra), liberata dai domiciliari ora non verrà nemmeno espulsa. Una vittoria su tutta la linea per la capitana della Sea Watch 3 di cui con veemenza il ministro dell’Interno Salvini chiedeva fosse almeno cacciata dal nostro Paese.

Una umiliazione per tutti gli italiani che rispettano la legge, pagano le tasse e le multe per divieto di sosta e se passano col rosso. I tedeschi si sono schierati. Sarebbe interessante scoprire come reagirebbero se una italiana andasse a casa loro a fare lo scherzetto che ha fatto la Rackete alla nostra Guardia di Finanza.

Dal gip di Agrigento l’ultimo “affronto” a Salvini: il prefetto, infatti, in costante contatto diretto con il Viminale, aveva già firmato il provvedimento di espulsione, provvedimento che doveva essere sottoscritto dall’autorità giudiziaria. 

Che non ha convalidato alcunché negando di fatto il nulla osta all’espatrio: in ogni caso, quel provvedimento avrebbe potuto essere esecutivo solo dal 9 luglio, data in cui la comandante deve essere interrogata dalla Procura di Agrigento che indaga su di lei per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Ricapitolando, la convalida di un eventuale provvedimento di allontanamento dovrebbe essere disposta dal giudice monocratico. Ma, sussistendo a carico della comandante un procedimento penale pendente per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, comunque la giovane tedesca non potrebbe essere mandata via dall’Italia senza il nulla-osta della Procura di Agrigento che la indaga.

Nulla osta che non arriverà: a Salvini non resta che prendersela con i magistrati (“sono schifato, mi vergogno”) rilanciando un’espulsione “perché è pericolosa per la sicurezza nazionale”. (fonte Ansa)