Segretaria di Bersani, dirigente senza laurea. Con lei indagato anche Solaroli

di Daniela Lauria
Pubblicato il 25 ottobre 2012 18:19 | Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2012 19:39

Occhi ancora puntati sula segretaria di Bersani, Zoia Veronesi, indagata per truffa. Non è laureata e per questo non poteva assumere incarichi dirigenziali

BOLOGNA – Occhi ancora puntati sulla segretaria di Pierluigi Bersani, Zoia Veronesi, finita nel registro degli indagati a Bologna per aver lavorato per il partito, a Roma, pur essendo dipendente della Regione Emilia Romagna. Su di lei pende l’accusa di truffa aggravata. Ora nell’inchiesta è indagato anche Bruno Solaroli, capo di gabinetto nella seconda Giunta Errani, che all’epoca dei fatti avrebbe firmato una delibera con la quale affidava l’incarico alla Veronesi. Rumors dell’ultim’ora dicono che Zoia Veronesi non è nemmeno laureata e per questo non poteva ricoprire un ruolo dirigenziale nell’amministrazione regionale.

Ora nel registro degli indagati è iscritto anche Solaroli, per abuso d’ufficio in merito al caso Veronesi. Secondo il pm Giuseppe di Giorgio, il dirigente regionale Solaroli, all’epoca capo di gabinetto della seconda Giunta Errani, avrebbe firmato una delibera con la quale veniva affidato alla segretaria di Bersani l’incarico di curare i rapporti con l’amministrazione centrale e il Parlamento.

Ma secondo l’accusa non v’è traccia del lavoro di Zoia Veronesi a Roma in quell’anno e mezzo d’incarico. Ragion per cui oggi c’è un fascicolo d’indagine a suo nome. Conseguentemente, obiettivo degli inquirenti è accertare i perché e percome quella nomina fu fatta: ecco spiegato il nome di Solaroli.

Architetto di Imola, classe 1939, tesserato prima del Pc ora del Pd. Sindaco e parlamentare per quattro legislature, Solaroli è ancora una volta sotto la lente della magistratura emiliana. Lo scorso maggio fu tirato in ballo da Filomena Terzini, la funzionaria regionale che col suo memoriale si autocandidò al banco degli imputati insieme al collega Valtiero Mazzotti e allo stesso Errani. Terzini raccontò ai pm che era stato Solaroli, in quanto capo di gabinetto di Errani, a fare da intermediario tra il comune di Imola, di cui fu sindaco, e la Regione, per il progetto della cantina Terremerse.