Sel: il congresso in sordina, il nodo-Europee e la montagna del 4%

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 gennaio 2014 7:40 | Ultimo aggiornamento: 7 gennaio 2014 20:07
Sel: il congresso in sordina, il nodo-Europee e la montagna del 4%

Sel: il congresso in sordina, il nodo-Europee e la montagna del 4% (LaPresse)

ROMA – Il 2014 inizia carico di interrogativi e brutti presagi per Sel, Sinistra ecologia e Libertà, il partito di Nichi Vendola.

Il congresso (a Riccione dal 24 al 26 gennaio) in sordina, i dubbi sulle scelte di campo in Italia e in Europa, la montagna del 4% che sembra troppo alta da scalare entro giugno, quando si terranno le elezioni per rinnovare il parlamento di Strasburgo, dove vige per l’appunto uno sbarramento del 4% per entrare.

Quello trascorso è stato un annus horribilis per Sel: alla sconfitta alle politiche (3,2% alla Camera, 3% al Senato, coalizione col Pd che non strappa la maggioranza), hanno fatto seguito mesi di irrilevanza politica, in un partito costretto sempre a inseguire: il Pd, il Movimento 5 Stelle, l’area della sinistra extraparlamentare. Le intercettazioni di Vendola nel caso Ilva, poi, hanno rovinato quel poco che restava integro dell’immagine del governatore della Puglia.

Lo stesso Vendola ammette i tempi difficili. Scrive Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano:

“ORA È TEMPO di congressi regionali, con cui si completerà la platea dei 900 delegati per Riccione. Un “esercito” che confermerà Vendola come presidente. Ma c’è tanto di cui discutere. Uno dei problemi è di queste settimane: dell’assise nazionale di Sel non parla quasi nessuno. E in diversi si sono lamentati (preoccupati) per il congresso “clandestino”.

Intervistato dal Manifesto, Vendola ha replicato: “Clandestino? Perché è meno attento alla ribalta mediatica”. Per poi ammettere che per Sel “il 2013 è stato duro, perché è fallita l’ipotesi di rimettere in pista una sinistra di governo”. Quindi “c’è l’esigenza di una discussione interna”.

Sullo sfondo la questione europee: Sel deve aggregarsi al Pse e concorrere all’elezione di Martin Schulz, o coalizzarsi con le altre formazioni a sinistra dei socialisti europei (tipo Die Linke in Germania o Izquerda Unida in Spagna)? E in Italia, come porsi col Pd di Renzi?

Decisamente pro Schulz è Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera, ex Rifondazione: “Sarebbe il giusto antidoto alle politiche della Merkel”. Migliore è ottimista sulle urne prossime: “Raggiungeremo il 4 per cento, a patto di definire con chiarezza chi siamo e cosa proponiamo. Nell’Italia dove dilagano le diseguaglianze e imperano queste disastrose larghe intese, ci sono le condizioni per farcela”. Ma per guadagnare voti pensate a liste con altri partiti? “Per ora non vedo questa possibilità”. L’altro tema forte a Riccione sarà il rapporto con il Pd. Migliore: “L’impianto di Renzi è utile, finalmente si è tornati a discutere di politica e non di concetti astratti. Con lui si può avviare un buon confronto”.

Un altro ex Rifondazione è Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio: “Dobbiamo cambiare atteggiamento verso il Pd, non può più essere il fratello maggiore. Per ora il partito di Renzi è un oggetto misterioso: dobbiamo sfidarlo sui contenuti”. E le Europee? “Fare sommatorie per inseguire voti non servirebbe: piuttosto, dobbiamo sfruttare il nostro patrimonio di sindaci e amministratori. E cambiare qualcosa: per esempio, penso a una segreteria più ristretta”. Paolo Cento, ex Verdi, è uno degli Ecologisti: “Al partito serve una svolta ambientalista, certi temi non sono trattabili. Se qualcuno pensa a un partitino, magari satellite del Pd, sbaglia di grosso. Qualcuno ha la tentazione di andare in questa direzione”. Cento dice no al matrimonio con il Pse: “Sarebbe contrario alla nostra natura, Sel è una miscela di culture diverse. E poi va ridefinito tutto il concetto di Europa”.