Senato: esce Berlusconi, entra l’alfaniano Ulisse Di Giacomo, dal Molise

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Novembre 2013 18:27 | Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2013 18:33
Senato: esce Berlusconi, entra Ulisse Di Giacomo, dal Molise

Ulisse Di Giacomo, primo dei non eletti in Molise

ROMA, 27 NOV – Senato: esce Silvio Berlusconi, entra Ulisse Di Giacomo, il primo dei non eletti in Molise, già assessore alla Sanità nella terza giunta di Michele Iorio.

“Con il voto di oggi il Molise si riappropria di un seggio sottratto per miopia politica”.

Così Di Giacomo, che subentra a Berlusconi in Senato dopo la decadenza del Cavaliere. “Come già detto – aggiunge – in un paese normale questo dovrebbe essere considerato un giorno normale dove la legge dello Stato viene applicata ad ogni persona, anche quelle di rilievo”.

Di Giacomo poi conferma che resterà nel centrodestra “ma non con Forza Italia” e che avvierà contatti con il gruppo di Alfano.

Il Giornale ne aveva fatto un piccolo ritratto:

“L’unica cosa che Di Giacomo può fare – e che fa con grande ardore – è far valere le proprie ragioni e tuonare contro il suo “avversario”. Non per nulla si è presentato come “controparte” in Giunta. “Se Berlusconi fosse stato sottoposto alla decisione di un giudice terzo e imparziale non sarebbe più senatore, la sentenza è granitica, il Consiglio di Stato ha già chiarito tutto: la legge Severino si applica anche nel suo caso. Non vedo perché debba ricevere un trattamento diverso rispetto ad altri cittadini”, ha dichiarato l’avvocato Salvatore Di Pardo, legale di Ulisse Di Giacomo. Anche il diretto interessato, intervistato dal Messaggero, ha tenuto a precisare, dando per scontata la sua entrata in Senato, che “mi limiterò a rappresentare il Molise, questo è il mio dovere, negli ultimi due mesi non ho compreso né condiviso il percorso del Pdl, né le posizioni estremistiche che non fanno parte del nostro dna”.

Sono lontani i tempi del sodalizio con Berlusconi. Basti ricordare che il 6 dicembre dell’anno scorso, Di Girolamo fu tra i firmatari di una nota scritta da un gruppo di senatori che chiedevano con forza il ritorno in campo del Cavaliere: “È giunta l’ora che il Presidente Silvio Berlusconi si riprenda la responsabilità di guidare il centrodestra al governo del Paese dopo un anno di depressione e di tasse che hanno falcidiato le famiglie e le imprese della nostra nazione. Il presidente Berlusconi deve compiere un ulteriore gesto di affetto per gli interessi della nazione; siamo certi che gli italiani gliene saranno riconoscenti”. Quando la decadenza di Berlusconi ha cominciato a farsi più concreta, Di Girolamo si è mostrato quasi dispiaciuto.

Ad agosto, in una intervista al Corriere della Sera, dichiarava: “Non è questo il percorso che avevo immaginato. Andrei in Senato con amarezza”, aggiungendo però un velo di polemica nei confronti della decisione del Cavaliere di scegliere la sua circoscrizione elettorale ”perché ha privato una regione già piccola, depressa e maltrattata di un seggio, mentre ci sono circoscrizioni che eleggono decine di parlamentari, allora non mi arrivò una telefonata di Berlusconi, né di Alfano, nessuno mi ha spiegato perché. Forse non mi era dovuta una giustificazione, ma dopo anni alla guida del Pdl in Molise mi sarei aspettato un segnale di attenzione, non dico da Berlusconi ma almeno dal partito”. Erano le prime avvisaglie di un rancore pronto a diventare rivalsa? Fatto sta che un mese dopo Ulisse Di Giacomo aggiungeva: “‘La mia presenza in Parlamento sarebbe per me motivo di onore. Invece del Molise, Berlusconi poteva optare dove c’erano 24 eletti. Questa scelta ha pesato su di me dal punto di vista psicologico. La Regione non l’ha digerita, si è sentita defraudata”. Infine l’ultima bacchettata pochi giorni fa: “Il PdL è morto. Quello che è rimasto è irresponsabilità ai limiti dell’eversione. Con ancora maggior convinzione venerdì saremo in Giunta delle elezioni per difendere la legalità e lo stato di diritto contro gli interessi personali di una sola persona. Non aderirò a Forza Italia. Resto nel campo dei moderati”. E ancora: “Chi ha scelto di effettuare una frode fiscale ed è stato condannato a scontare 4 anni di carcere non ha i requisiti morali che sono necessari per sedere in Parlamento”. Insomma, l’ultima estromissione dal Senato non gli è andata giù. Come ha dichiarato, quella “è stata una pugnalata”. E lui non l’ha dimenticata”.