“Un senatore su 10 si droga”: lo dice uno di loro

Pubblicato il 26 settembre 2012 10:44 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2012 11:00
Orlando Ranaldi

Orlando Ranaldi (Foto Ansa)

ROMA – A palazzo Madama gli onorevoli non si capacitano: la notizia dell’arresto del direttore dell’Ufficio delle Poste del Senato, Orlando Ranaldi, è stata accolta con stupore. Ma in mezzo all’incredulità generale una voce anonima si leva: “Qui uno su dieci fa uso di droga”. Si aggiunge il leghista Roberto Calderoli: “Per me sono pure di più”. Interpellati a caldo la maggior parte dei senatori fa spallucce, molti negano perfino di averlo mai visto, altri ridono e fanno battutine. E c’è chi torna a invocare i test anti-droga per tutti.

Il presidente del Senato Renato Schifani si è detto “esterefatto”. La sua prima preoccupazione è stata quella di chiarire che Ranaldi “non è dipendente del Senato”, ma di Poste italiane e che si è di fronte a “fatti commessi all’esterno” della sua attività di lavoro. Con l’auto di servizio.

Schifani ha aggiunto di “aver preso contatti con la questura di Velletri, per dare immediata e totale disponibilità di questa presidenza all’accesso della polizia giudiziaria agli uffici postali ove si dovesse ravvisare l’esigenza di fare delle ricerche utili alle indagini”. Perchè al Senato di norma gli operatori di polizia giudiziaria non possono entrare , lo ricorda Luigi Zanda, secondo il quale Ranaldi “Potrebbe essersi sentito protetto dall’ambiente”.

D’altronde “se c’è uno spacciatore, ci devono essere i consumatori”, fa notare Elio Lannutti. Il sillogismo non fa una piega e i precedenti di illustri personaggi coinvolti in consumo di droghe non fanno intuire certo il contrario.

A luglio 2002 lo spacciatore Alessandro Martello arrestato per traffico di droga, porta ad indagare sulla cessione di droga ad alcuni politici. I carabinieri accusano il vice ministro dell’Economia Gianfranco Miccichè di farsi recapitare la droga. Ma poi Martello nega.

A ottobre 2002 il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, è costretto a cacciare il suo collaboratore Nicola Caldarone reggente di Azione Giovani fermato all’aeroporto di Roma con tre dosi di cocaina.

A novembre 2003 una retata svela un traffico di coca e un giro di squillo nella Capitale. Dietro le sbarre finiscono i finanzieri che scortano l’ex premier Emilio Colombo, solo un consumatore, e Serena Grandi, poi rilasciata.

A ottobre 2006 un giornalista della trasmissione Le Iene, tende un tranello a 50 deputati, con la sciuga di asciutgare loro il sudore preleva campioni per un test anti droga. Dodici di loro risultano positivi alla cannabis e 4 alla coca.

A luglio 2007 il deputato Udc Cosimo Mele finisce nei guai per una prostituta colta da malore durante un festino a base di coca. Accusato di cessione di stupefacenti.

A ottobre 2009 scoppia il caso Marrazzo. L’ex presidente della Regione Lazio, tra le altre cose, ammette di fare uso occasionalmente di cocaina durante gli incontri con un transessuale.

Ora l’amnesia collettiva che coglie tutti i senatori risulta a dir poco sospetta. Lucio D’Ubaldo, Pd, ne dà conferma: “Ma che non conosci la signora che sta qui alla cassa? Sono codardi. Questa è la verità”.