Senato, primo giorno: dal M5S zero proposte di legge. Da Pd, Pdl e altri, 210

Pubblicato il 18 Marzo 2013 15:58 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2013 15:58
Il primo giorno di lavori in Senato

Il primo giorno di lavori in Senato (foto Ansa)

ROMA – Un solo giorno di lavoro, 210 disegni di legge presentati. Ma il Movimento a Cinque Stelle, almeno per ora, non brilla per zelo. Delle oltre 200 proposte, infatti, nessuna ha il primo firmatario grillino.

Chi è arrivato invece alle Camere con le leggi già pronte? Delle 210 proposte 98 sono del Centrosinistra, 68 del Centrodestra, 9 dai montiani, 3 da Iniziativa popolare e ben 32 dalla Svp altoatesina.  Zero, invece, almeno per ora, le proposte del Movimento 5 Stelle.

Alla Svp spetta per ora anche il record del senatore “stakanovista”. Karl Zeller, infatti, è il primo firmatario di ben 31 delle 32 proposte di legge formulate dal suo partito. Roba da far passare per “sfaticati” i recordman degli altri partiti. Chi sono? Laura Bianconi del Pdl ha presentato 18 leggi mentre Ignazio Marino, leader nella classifica Pd, si è fermato a quota 13 Seguono Sergio Divina (Pdl), Luigi Zanda (Pd) e Silvana Amati (Pd) a 11. Pià indietro Giuseppe Lumia (senatore di centrosinistra eletto nella lista Il Megafono promossa dal governatore Rosario Crocetta) è primo o unico firmatario di 10 proposte. Tra i montiani, invece, a scrivere è stata quasi solo Linda Lanzillotta, firmataria di 8 proposte su 9.

La proposta di legge più ricorrente riguarda la riduzione del numero dei parlamentari. Il fatto che occorra un ritocco alla Costituzione non ha scoraggiato né Zanda, nè il leghista Roberto Calderoli. Idea portata avanti anche da Linza Lanzillotta.

Ma di ritocchi alla Costituzione, almeno a livello di idee, ne sono previsti diversi. Sempre Zanda vorrebbe modificare l’articolo 21 allargando il pluralismo dell’informazione. Calderoli, invece, vorrebbe ampliare l’autonomia delle Regioni con ritocchi ad hoc degli articoli 116, 117 e 119. Nel dettaglio l’idea leghista è quella delle cosiddette “Comunità Autonome”. Con un referendum che vorrebbe tradurre in realtà la questione del 75% di tasse da trattenere, tema su cui Maroni ha giocato tutta la campagna elettorale. Lanzillotta ripropone la soppressione delle province e un altro tema diventato un “classico” la revisione del titolo V della Costituzione. Poi c’è Pietro Ichino che parla di lavoro e pensionamento flessibile, Manconi (Pd) che parla di unioni civili e Maria Elisabetta Alberti Casellati (Pdl) chiede “modifiche al codice civile in materia di disciplina del patto di convivenza”.

Le idee, insomma, non mancano. Mancano, per ora, le proposte a Cinque Stelle. E manca, soprattutto, la prospettiva di formare un governo.