Senato: ristorante riapre low cost e licenzia. Solidarietà dai M5S

Pubblicato il 18 Giugno 2013 17:52 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2013 17:53
Senato: ristorante riapre low cost e licenzia. Solidarietà dai M5S

Un vecchio menù del ristorante del Senato, prima di diventare…una tavola calda

ROMA – Senato: riapre il ristorante della Casta low cost. Il ristorante del Senato riapre, ma in versione low cost, una specie di tavola calda. Assurto a suo tempo a simbolo della Casta, per i suoi filetti di orata a 5 euro, oggi il ristorante ha riaperto i battenti con un nuovo contratto di gestione: stavolta a protestare sono i dipendenti che hanno visto tagliarsi stipendi, indennità e tutta l’anzianità di servizio legata al vecchio contratto. Dicono che a rovinarli è stata la furiosa campagna dell’anti politica di cui sono rimaste vittime. Indovinate da chi hanno ricevuto il primo segnale di solidarietà? Dal Questore del Movimento 5 Stelle Laura Bottici, lo stesso partito che, con pieno merito, si aggiudica giornalmente il titolo di fustigatore della Casta numero 1.

La protesta dei lavoratori è certamente fondata, succede così in ogni rivendicazione salariale. Quando lo scandalo del punto ristoro di lusso servito a prezzi popolari (tanto poi integrava Pantalone) mandò per traverso la digestione dell’uomo della strada, la Gemeaz.Elior fu costretta ad alzare i prezzi al livello almeno di un buon ristorante per comuni mortali: ci si accorse che il senatore medio preferiva disertare l’illustre mensa e che gli affari cominciavano a languire. Cosa succede a un’azienda che vede calare drasticamente i propri profitti? Ristruttura, taglia un po’ qua un po’ là. Come è successo ai 16 lavoratori che hanno visto il loro vecchio contratto ridotto a carta straccia in cambio di uno nuovo nel quale si propongono 20 ore settimanali di lavoro a 350 euro al mese.

“Anche chi ha la qualifica di chef o chi ha prestato servizio sino all’altro giorno nello studio privato del presidente si è visto proporre questo ‘ricatto’. E’ una cosa davvero inaccettabile. E così 8 di noi che hanno rifiutato la proposta della Gemeaz, dopo anni di duro lavoro qui dentro si sono visti chiudere la porta del Senato in faccia”, spiega Alessandro Bartolini, uno dei lavoratori che ha detto ‘no’ al contratto ‘capestro’ dell’azienda. Poi accusa i giornalisti di aver cavalcato l’odio di Casta: “Fareste bene a capire quanta gente rischia di perdere il posto in nome di una propaganda inutile…” si è sfogato con i cronisti. A qualcuno sarebbero dovute fischiare le orecchie ma, a sorpresa, la prima a esprimergli solidarietà è un membro importante dei 5 Stelle: loro, da parlamentari, con i sentimenti anti-casta non hanno più nulla a che fare.