Senato, al via tagli a senatori e dipendenti per 35 milioni

Pubblicato il 25 Novembre 2010 14:21 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 14:33

Palazzo Madama, sede del Senato

Riduzione delle competenze accessorie dei Senatori; blocco dell’adeguamento automatico delle retribuzioni dei dipendenti; trattenute del 5 per cento sulle retribuzioni sopra i 90 mila euro e del 10 per cento per quelle superiori a 150 mila; modifiche al sistema pensionistico dei dipendenti: sono queste le decisioni adottate oggi dal Consiglio di Presidenza del Senato della Repubblica per rendere operative le misure deliberate il 29 luglio di quest’anno e grazie alle quali sono previsti risparmi per 35 milioni di euro nel triennio 2011-2013. Una cifra che va ad aggiungersi ai 7 milioni e 900 mila euro di risparmi per il bilancio dello Stato derivanti dal blocco della dotazione per il Senato.

A darne notizia oggi è l’ufficio stampa di Palazzo Madama. Entrando nel dettaglio delle decisioni, la nota precisa che la riduzione delle competenze accessorie dei Senatori – sostanzialmente le voci “diaria” e “rimborso delle spese per lo svolgimento del mandato parlamentare” – è stata proposta oggi dal Collegio dei Senatori Questori che avevano ricevuto dal Consiglio di Presidenza del 29 luglio un mandato per individuare le competenze da ridurre, quantificando le rispettive decurtazioni, anche in linea con le analoghe decisioni adottate dall’altro ramo del Parlamento.

La riduzione delle competenze sarà pari, come annunciato, a mille euro netti al mese, per un risparmio complessivo di 12 milioni di euro nel triennio. Il blocco dell’adeguamento automatico delle retribuzioni dei dipendenti del Senato comporterà invece un risparmio di 16 milioni 800 mila euro, sempre nel triennio. Infine, dalle trattenute del 5 e 10 per cento deriveranno minori uscite per 7 milioni di euro.

Per quanto riguarda il sistema pensionistico dei dipendenti, il Consiglio di Presidenza ha deciso di portare a 65 anni di età il requisito per il collocamento a riposo di uomini e donne, con una norma transitoria riguardante le dipendenti che, alla data di entrata in vigore della delibera, abbiano compiuto 60 anni. Per la cosiddetta “pensione di anzianità”, invece, saranno richiesti 40 anni di contributi ovvero 60 anni di età, unitamente ad altri requisiti; inoltre, sono dettate norme più severe anche per quei dipendenti che già avevano maturato il diritto a pensione in base alla normativa vigente. Per esigenze dell’Amministrazione saranno possibili scaglionamenti con differimento del pensionamento per non più di 4 “finestre”. Per i neoassunti resta confermato il sistema pensionistico basato su sistema contributivo, già definito con Decreto del Presidente del Senato del 27 maggio 2010.

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