Senato, salta la mediazione: Sel dice no a Renzi. Italicum, chi vuole cosa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Luglio 2014 12:11 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2014 20:05
Senato, voto a settembre ma senza ostruzionismi: Chiti media, no Sel, M5S, Lega

Senato, salta la mediazione: Sel dice no a Renzi. Italicum, chi vuole cosa

ROMA – Salta la mediazione, Sel respinge la proposta del Pd e resta tutto com’è: per la riforma del Senato resta in campo la valanga di emendamenti e infatti si riprende subito con le votazioni in Aula. Il tentativo di mediazione sul disegno di legge costituzionale “ha avuto esito negativo, per cui stiamo riprendendo le votazioni”.

Lo ha comunicato il presidente del Senato Pietro Grasso, alla ripresa dei lavori in Aula. “Abbiamo solo perso tempo per una mattina intera”, dice il capogruppo di Ncd Maurizio Sacconi, al termine della riunione dei capigruppo, nel rendere noto il fallimento del tentativo di mediazione avviato sulla base della proposta di Vannino Chiti, uno dei “dissidenti” del Pd che aveva condotto la difficile mediazione con l’ala dura composta da Sel, M5s e Lega. “Non c’è nessuna disponibilità di Sel e M5S a modificare il loro comportamento parlamentare per concentrare il lavoro su temi da loro stessi ritenuti prevalenti”, ha concluso Sacconi.

Nel pomeriggio l’Aula del Senato ha bocciato un emendamento di Sel, che, in base alla cosiddetta “legge del Canguro”, ha fatto decadere 1.400 emendamenti, sugli 8mila totali, alle riforme.

Luca Lotti, sottosegretario vicino a Renzi, si spinge oltre e prefigura possibili rotture di alleanze con Sel:  “Mi pare che Sel abbia una posizione di principio che non condividiamo ma che rispettiamo. E’ evidente che a mio giudizio questo preclude ogni alleanza futura, soprattutto sul territorio. Non so voi, ma io un accordo politico con chi distrugge la Carta non lo farei”. Il riferimento è alle elezioni regionali 2015.

Nichi Vendola risponde sarcastico con un tweet: “Sette senatori #Sel che non si piegano a ricatti sono problema Italia? E i nuovi Padri della Patria sono Berlusconi e Verdini? #lottistaisereno”.

Successivamente è intervenuto il ministro Maria Elena Boschi:  “Noi ci siamo dichiarati aperti ad un confronto, disponibili, ma non possiamo cedere al ricatto dell’ostruzionismo. Con calma, andremo avanti, perché gli italiani ci hanno chiesto di cambiare e noi lo faremo”.  Se si può approvare il ddl entro l’8 agosto? “Si può fare se c’è una disponibilità da parte anche delle opposizioni ad avere un atteggiamento di confronto vero, di dialogo, magari anche con posizioni legittimamente diverse ma senza questo ostruzionismo che continuano a portare avanti e che ci ha portato a 4 voti” in un pomeriggio. 

Il cuore della proposta di mediazione sul Senato prevedeva il sì del Pd al voto a settembre, anziché entro l’8 agosto, ma senza ostruzionismi. E così lo stallo sulla riforma di Senato e titolo V della Costituzione continua a Palazzo Madama: la lettera aperta di Matteo Renzi ai senatori ha finora convinto a metà solo la maggioranza con il dissidente Pd Vannino Chiti che ha proposto la mediazione (forte riduzione degli 8mila emendamenti ma più tempo per discutere quelli essenziali e voto a settembre) respinta al mittente da Sel (6mila emendamenti), M5S e Lega Nord impegnati nella conferenza capigruppo per difendere ad oltranza il calendario fissato per scongiurare contingentamenti temporali sugli interventi.

Legge elettorale, la vera partita. L’apertura condizionata di Renzi (7 giorni per decidere) fa leva su un supplemento di discussione anche su alcuni punti caldi della legge elettorale così come uscita dal patto del Nazareno Berlusconi Renzi, il cosiddetto Italicum, vero bersaglio, al di là delle dichiarazioni di principio sul nuovo Senato (elezioni senatori, riduzione parlamentari), della minoranza Pd e delle opposizioni. Renzi, esplicitamente e per la prima volta, ha citato  “soglie, preferenze, genere” come argomenti della legge elettorale sui quali si può intervenire senza stravolgimenti (e infatti Berlusconi ha disertato l’incontro previsto con Renzi anche se FI ha detto sì allo slittamento dei tempi).

Italicum, chi vuole cosa su soglie e preferenze. Senza una soluzione sulla legge elettorale (in teoria, un iter più agevole) non si fa la riforma del Senato (4 letture in Parlamento, di fatto ostaggio o arma di ricatto per l’altra riforma). Per quanto riguarda le soglie minime per ottenere seggi in Parlamento (4,5% ai partiti coalizzati, 8% a chi corre da solo) è chiaro che per Sel o Ncd si tratta di una partita per la sopravvivenza visto che i consensi si attestano intorno al 4%.

Una mediazione possibile potrebbe avvenire intorno a questa percentuale, il 4% per tutti, coalizzati e non. Sulle preferenze, invece, una loro reintroduzione costituirebbe per Berlusconi una patente violazione del patto del Nazareno. Forza Italia resta attestata infatti alle liste bloccate: la soluzione di compromesso percorribile potrebbe raggiungersi sui capilista bloccati e preferenze per tutti gli altri. Berlusconi, come detto, resterà “indisposto” per tutta la settimana e non vedrà Renzi, una ritorsione che in ogni caso non impedisce al partito di esplorare la mediazione Chiti sul Senato.

Roberto D’Alimonte: “Perché Berlusconi non può più permettersi liste bloccate”. A proposito di liste bloccate, spicca il suggerimento del politologo Roberto D’Alimonte che sul Sole 24 Ore spiega il perché oggi, al Berlusconi dimezzato nei consensi, le liste bloccate non convengano più, per la semplice ragione che non può più permettersele.

Succede che Berlusconi può scegliersi i candidati che vuole ed evitare una competizione fratricida tra i suoi. Ma a che prezzo? Al prezzo di rinunciare all’attivismo dei suoi in campagna elettorale. Infatti che interesse può avere un candidato in una lista bloccata a fare campagna elettorale? Nessuno. La sua elezione dipende dal suo posto in lista. Se è in cima si può vincere anche senza darsi da fare. Se è in fondo perde anche dandosi da fare. È il partito che ha interesse a raccogliere voti perché senza voti ovviamente non si prendono seggi. Ora, fino a quando il partito era “lui”, il Cavaliere vincente, non c’era bisogno di candidati che facessero campagna elettorale per mobilitare gli elettori moderati. Ci pensava “lui” e bastava. Anzi candidati attivi potevano essere fastidiosi, potevano frammentare il messaggio. La competizione doveva essere tutta incentrata su di “lui”. Era il cavaliere che prendeva i voti, non i candidati. Loro erano comprimari. Il protagonista assoluto era “lui”. (Roberto D’Alimonte, Il Sole 24 Ore)