Senatori, immunità: di Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli l’idea

Pubblicato il 22 Giugno 2014 12:53 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2014 12:53
Senatori, immunità: di Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli l'idea

Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli: loro l’idea di ridare ai nuovi senatori l’immunità parlamentare

ROMA – L’idea di includere i futuri senatori sotto la protezione dell’immunità parlamentare ha una madre e un padre, i senatori Anna Finocchiaro del Pd e Roberto Calderoli della Lega, entrambi con ben poche speranze di essere rieletti senatori, perché il Senato non sarà più elettivo, e nemmeno nominati, almeno a breve, a meno di una nomina da parte del Presidente della Repubblica: non risultano essere sindaci o consiglieri regionali.

Se si sono esposti al pubblico ludibrio, nel momento in cui gli scandali Expo e Mose riverberano la loro ombra sulla vita italiana,  forse Anna Finocchiaro e Roberto Calderoni non lo hanno fatto solo per puro altruismo, forse la loro proposta è frutto di un accordo fra partiti. In questo caso suona strano che il capo del Pd, cioè Matteo Renzi, non ne sapesse nulla e nulla avesse detto alla sua più intima ministra, Maria Elena Boschi.
Maria Elena Boschi, novella Alice, ha detto a Repubblica che il governo non voleva l’immunità parlamentare per i senatori, al punto da giustificare il più grosso titolo della prima pagina:
“Immunità è scontro. Boschi: il Governo non la voleva”.
Forse se il Governo non si è sporcato le mani e Renzi Jeckyll-Hyde ha mandato avanti il partito, con le mani tremanti di Anna Finocchiaro, dandole un’occasione di riscatto dal cono d’ombra della opposizione a Renzi.
C’è anche una spiegazione più perversa, avanzata dalla deputata del Pd Sandra Zampa, che salva il Governo e lascia Finocchiaro e Calderoni nelle acque del Cocito, dove, secondo Dante, passano l’eternità i traditori. L’emendamento servirebbe solo a boicottare la storica riforma.
Alice Boschi ha detto a Repubblica:
“La mia idea personale è molto chiara, è scritta nel disegno di legge presentato dal governo: niente immunità per i senatori altrimenti si crea un’incomprensibile differenza con gli altri consiglieri regionali e sindaci. In commissione, viste anche le maggiori competenze di Palazzo Madama, molti hanno chiesto di mantenere l’immunità. E alcuni costituzionalisti condividono. Mi dispiacerebbe comunque se questa sensibilità assolutamente legittima offuscasse la portata di questa riforma. Il punto dell’immunità si può discutere ma non è centrale. […] La richiesta dell’immunità non è una condizione messa da Forza Italia. È emersa durante i lavori ed è stata sollevata da diverse forze politiche. Perché, dicono, un Senato con competenze aumentate non può avere una disparità di trattamento in termini di garanzie rispetto alla Camera”.
Sacrosanta bugia, perché il Senato non avrà competenze aumentate bensì diminuite e la cosa puzza di imbroglio, peccato che l’intervistatore, Goffredo De Marchis, abbia il raffreddore.
Informa il Fatto che
“l’emendamento 6.1000 firmato da Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto Calderoli (Lega) sopprime l’articolo 6 della riforma presentata dal Governo e reintroduce per i membri della futura assemblea di Palazzo Madama le garanzie previste dall’articolo 68 della Costituzione per tutti i parlamentari. Una garanzia che la Carta prevede per due rami del Parlamento che hanno il medesimo peso e le medesime funzioni. Ma che – secondo un’opinione diffusa nel Pd – non ha senso mantenere anche per un’assemblea che nella riforma fortemente voluta da Matteo Renzi si avvia a perdere una parte consistente delle proprie prerogative”.
Aggiunge Marco Pasciuti sul Fatto:
“In base all’accordo maggioranza-FI-Lega, l’Assemblea di Palazzo Madama sarà composta da 100 senatori, anzi di 95 più 5: i primi eletti dai consigli regionali in rappresentanza di Regioni e Comuni, i secondi nominati dal presidente della Repubblica. Tra i 95 “territoriali” 74 sono scelti tra i consiglieri regionali, gli altri 21 tra i sindaci. In Lombardia, Sardegna e Campania (soltanto per citare i casi più recenti) negli ultimi mesi decine di consiglieri sono finiti sotto inchiesta per malversazioni varie. Ma la lista dei casi scoppiati negli ultimissimi anni è lunghissima. Il futuro Senato rischia quindi di essere formato da politici provenienti da una classe dirigente protagonista di scandali di ogni tipo, che una volta a Palazzo Madama beneficerebbe dell’immunità.
“Riguardo i sindaci, poi, l’emendamento 2.1000 elimina un altro elemento di oggettività: se nel testo del governo “il Senato delle Autonomie è composto (…) dai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione e di Provincia autonoma” (…) e da due sindaci eletti, con voto limitato, da un collegio elettorale costituito dai sindaci della Regione”, nelle modifiche proposte dal tandem Finocchiaro-Calderoli si legge che “ventuno senatori sono eletti dai Consigli regionali (…) fra i Sindaci dei comuni della Regione”. Una ulteriore elezione, un ulteriore passaggio che rischia di rendere opaco il processo di reclutamento”.

Sandra Zampa, deputata, vice-presidente del Partito Democratico, ha detto:

“E’ una cosa che lascia esterrefatti, sono rimastasconvolta: ho voluto controllare di persona che questa cosa fosse effettivamente accaduta. E purtroppo è tutto vero. Vorrei tanto capire come è nata questa idea. Secondo me, il governo non sapeva dell’emendamento. In ogni caso è un  atto fortemente provocatorio: non posso pensare che due politici esperti come la Finocchiaro e Calderoli non sappiano cosa vuol dire lanciare nella discussione un elemento del genere. Non è certo una cosa che passa inosservata.Finocchiaro e Calderoli, senatori, ci hanno provato: è un tentativo per mantenere in vita un privilegio che di questi tempi e con la riforma che stiamo realizzando non ha più ragione di esistere”.

Viene da chiedere: “Scusi Zampa, ma che gliene importa a Finocchiaro e Calderoli di privilegi di cui non godranno più?

Pippo Civati, le cui analisi sono di solito decisamente superiori alla sua collocazione, ha esposto un concetto chiave:

“Si tratta di uno dei problemi del doppio incarico. Che mentre la Francia ha appena eliminato (non a caso) l’Italia vuole introdurre (peraltro dopo che alla fine della scorsa legislatura era stata sancita – a seguito dell’intervento della Corte costituzionale – l’incompatibilità tra la carica parlamentare e quella di sindaco)”.