Sergio Cofferati presidente Liguria? “A precise condizioni”. Ma semina terrore

di Sergio Carli
Pubblicato il 1 novembre 2014 11:05 | Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2014 11:05
Sergio Cofferati presidente Liguria? "A precise condizioni". Ma semina terrore

Sergio Cofferati a Roma, piazza san Giovanni, il 25 ottobre 2014. Popolarità intatta

GENOVA – Sergio Cofferati si schiera e prende parte alle primarie per il presidente della Regione Liguria. Sergio Cofferati, ex segretario generale della Cgil, ex sindaco di Bologna e attualmente eurodeputato per il Pd, si confronterà con il deputato Marco Tullio in una specie di pre primaria, un torneo un po’ barocco che contrapporrà il vincitore fra Cofferati e Tullio a Raffaella Paita, delfina del presidente uscente Claudio Burlando, uscita un po’ scornacchiata dalla tragica alluvione di Genova. Raffaella Paita era assessore alla Protezione civile per la Liguria e non si può udire che ne sia uscita avvolta da una nube di eroismo.

La candidatura di Sergio Cofferati può far paura all’establishment del Pd genovese e ligure, lontano come è dai giochi di potere e dalle camarille, dai pasticci e dalle colpe del passato. In questi anni Sergio Cofferati ha vissuto molto a testa bassa a Genova, svolgendo con diligenza il suo lavoro di eurodeputato, senza mescolarsi mai nelle beghe locali e emergendo almeno dalla cintola in su dalla poltiglia genovese e ligure.

Sergio Cofferati ha poi un elemento in più che può giocare a suo favore; essere di sinistra in una regione a forte matrice operaia e tradizione comunista senza gli eccessi concettuali e verbali di molti, rigorosamente schierato con i lavoratori ma senza sbavature, solo nel loro interesse.

Nella sua esperienza come sindaco di Bologna, inoltre, Cofferati ha dimostrato di non subire i tabù dogmatici quanto scemi della sinistra da salotto, perseguendo, in questo caso, l’interesse dei cittadini, che peraltro in larga misura si identificano con i lavoratori.

Tutto questo può non bastare perché nell’opacità delle primarie del Pd il duello fra Bersani e Renzi ha già dimostrato come il controllo delle sezioni del partito può distorcere le spinte degli elettori.

Scrivono Vincenzo Galiano e Emanuele Rossi sul Secolo XIX di Genova:

“Una settimana, forse meno. Non c’è più molto tempo per le ricerche in casa Pd: contro Raffaella Paita correrà uno tra il deputato Mario Tullo e l’europarlamentare Sergio Cofferati. Oltre agli outsider Alberto Villa (Pd) e Massimiliano Tovo (Udc). Una spaccatura tra i renziani (vecchi e nuovi) e la “ditta” del partito (bersaniani e cuperliani), emersa con evidenza soprattutto a Genova, dopo la riunione di giovedì sera in cui si è deciso, su caldo invito del vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini, di tenere la consultazione il 21 dicembre.

Una decisione che è dura da mandare giù per il segretario genovese Alessandro Terrile: “La richiesta di rinviare sino a gennaio e concentrarci sui problemi della città non era una posizione tattica ma una esigenza vera. Quindi la decisione di tenere le primarie a dicembre la subiamo, è evidente. Ma siamo un partito serio e sono sicuro che anche dai circoli ci sarà la massima collaborazione per il successo delle primarie.

Ora però vogliamo che il 14-15 novembre sia un momento di riflessione pubblica importante. In particolare sul rapporto col territorio, sull’edilizia e sulle risorse stanziate per la lotta al dissesto, si deve anche fare autocritica». Ciononostante i commenti di molti militanti e quadri del partito genovesi erano improntati all’incredulità e al malumore.

Pure Alberto Villa si unisce al coro: «Non è un bel segnale che sia stato ignorato l’appello dei circoli genovesi, mi aspetto che la raccolta delle firme ora avvenga in modo più “sobrio”».

Sferzante il commento dell’ex segretario della Cgil e adesso potenziale sfidante della Paita, Sergio Cofferati: «La scelta del 21 dicembre è totalmente priva di senso, la domenica prima di Natale la gente dovrebbe essere lasciata ad occuparsi delle feste in famiglia»”.

L’annuncio della candidatura di Cofferati ha un antefatto, raccontato venerdì 31 ottobre sempre da Vincenzo Galiano e Emanuele Rossi sempre sul Secolo XIX:

“Primarie di Natale. Ma prima, una “conferenza programmatica” il 14 novembre, di tutto il partito, per discutere di ciò che non ha funzionato durante l’alluvione, di ciò che si può fare per rimettere in moto Genova e la sua economia. E di come fronteggiare il tema della difesa di un territorio troppo fragile e i prossimi cinque anni della Liguria. Il Partito democratico si è confrontato su tutti i punti che lo dividono.

E alla fine, però, è stato l’uomo di Renzi, il vicesegretario Lorenzo Guerini, a dettare la linea sul punto più spinoso: le primarie si faranno. E devono tenersi prima di gennaio, perché più tardi sarebbe complicato poi per il candidato vincitore attrezzarsi (con le liste da fare) in vista delle elezioni di marzo. Quindi, la data individuata è quella del 21 dicembre, un compromesso anche se più vicino ai desideri dei renziani. Il rospo è difficile da ingoiare, soprattutto per Alessandro Terrile, segretario genovese che per primo aveva proposto la linea della sospensione all’indomani dell’alluvione. Ma anche per il segretario regionale Giovanni Lunardon, che puntava a un rinvio a gennaio per riorganizzare una candidatura alternativa a Raffaella Paita.

La riunione in via Fieschi è andata avanti sino a notte fonda, con i segretari provinciali divisi (Terrile e Mannoni per gennaio, Briano e Michelucci per dicembre), i ministri Andrea Orlando e Roberta Pinotti in posizione più neutra, Lunardon e Nino Miceli su fronti opposti e, a riunione ormai iniziata, il governatore Claudio Burlando, anche lui sulla linea delle primarie a dicembre. Di fronte allo stallo che tormenta il Pd ligure, incapace di trovare una quadra se non sui candidati alle primarie almeno sulla data in cui svolgerle, l’entourage di Renzi ha prima manifestato un crescente disappunto. Sentimento che nelle ultime ore – sempre stando ai boatos romani – ha via via lasciato il posto a una certa preoccupazione per la possibile discesa in campo dell’europarlamentare Sergio Cofferati, leader indimenticato della Cgil. E (potenziale) sfidante («A precise condizioni, potrei anche accettare la sfida delle primarie», ha dichiarato l’ex sindaco di Bologna) certamente favorito nel grande pantano pre-regionali in cui si dibatte il Pd”.