De Gregorio salvo col voto segreto. A “volto scoperto” il Senato disse: carcere

Pubblicato il 6 Giugno 2012 20:24 | Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2012 20:41

Senato - Tabellone risultati voto su De Gregorio (Lapresse)

ROMA – Sergio De Gregorio si salva col voto segreto. Invece col vo(l)to “scoperto” i suoi “colleghi” votarono per l’arresto. Il Senato ha votato il 6 giugno a larga maggioranza contro la richiesta di arresti domiciliari avanzata dai pm nell’ambito dell’inchiesta sull’ex direttore dell’Avanti, Valter Lavitola.

Ma questa votazione ha ribaltato il verdetto della Giunta delle immunità che un mese prima si era invece espressa a favore dell’arresto. Ufficialmente, l’unico gruppo a dichiarare di essere contrario all’arresto di De Gregorio era stato il Pdl. Ma alla fine i “franchi tiratori”, nella libertà di coscienza e nel segreto dell’urna, sono stati decisivi per le sorti del senatore pidiellino: in ben 169 hanno votato contro il suo arresto, a favore sono rimasti solo 109.

Il 9 maggio la Giunta per le immunità del Senato aveva deciso con 11 sì contro 10 no di accettare la richiesta dei Pm sugli arresti domiciliari per il senatore del Pdl. A favore erano Pd, Idv e Lega, voto contrario era invece stato espresso dal Pdl. Il capogruppo dell’Udc Gianpiero D’Alia era assente al momento della votazione, quindi tra quei dieci ‘sì’ non figurava quello del Terzo Polo.”Una decisione”, quella della Giunta, “controversa, ma doverosa e appropriata”, affermava il presidente Marco Follini su Twitter. Ma quando la palla è passata al Senato e il voto era segreto, qualcosa è cambiato.

“Anche oggi, come tante altre volte, la pervicace volontà con la quale il Pdl ha richiesto e ottenuto il voto segreto sugli arresti domiciliari di De Gregorio ha raggiunto l’obiettivo prefisso: offrire copertura ai senatori che volevano votare contro l’arresto senza essere identificati” è la risposta che si dà Luigi Zanda. Il vicepresidente dei senatori del Pd chiama in causa il Carroccio: ad approfittare del votro segreto, secondo Zanda, è stata “la Lega Nord che dopo una contorta e indecifrabile dichiarazione di facciata in cui annunciava di votare a favore dell’arresto, ha poi nel segreto, votato contro, salvando De Gregorio”.

Una decisione ingiusta secondo il presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, Marco Follini. “Il voto della Giunta a favore dell’autorizzazione all’arresto del senatore De Gregorio è stato capovolto oggi dall’Aula a scrutinio segreto. Con il che, secondo me, si è presa una decisione ingiusta e si è dato un contributo a gonfiare ancora di più il fiume in piena della protesta”. E’ stata la reazione a caldo del senatore Pd.

Nell’ordinanza di custodia cautelare per De Gregorio, inviata al Senato il 16 aprile scorso, si contestava il reato di associazione per delinquere legata ai fondi per l’editoria.

Risale al 2005 la discesa in campo di De Gregorio. Prima prova alle regionali in Campania con Gianfranco Rotondi che aveva fondato la Democrazia Cristiana per l’autonomia (Dca). Quindi nel 2006 entra in Senato con l’Idv che sosteneva il Centrosinistra di Romano Prodi. Ma dura poco e l’esigua maggioranza di Prodi al Senato cede alla prima spallata. Viene eletto alla presidenza della Commissione Difesa con i voti del centrodestra. Quindi completa il ribaltone lasciando l’Idv e candidandosi con il Pdl nelle elezioni del 2008: eletto al Senato vota la fiducia al governo Berlusconi.

In tanti hanno parlato di presunti soldi elargiti da Forza Italia per la “conversione” del senatore. Cresceva così l’attenzione della magistratura: a giugno 2007 è indagato dalla Procura antimafia di Napoli per i reati di riciclaggio e favoreggiamento della camorra. Nell’aprile 2008 è iscritto nel registro degli indagati della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio. Ma il gip di Reggio Calabria archivia la vicenda. Si arriva così al voto del 6 giugno: De Gregorio sarebbe indagato per truffa e false fatturazioni nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti al quotidiano l’Avanti.