Sergio Mattarella pensiero in pillole: presidenzialismo, Berlusconi, Madonna…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Febbraio 2015 13:37 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2015 13:37
Sergio Mattarella pensiero in pillole: presidenzialismo, Berlusconi, Madonna...

Sergio Mattarella pensiero in pillole: presidenzialismo, Berlusconi, Madonna…

ROMA – Mattarella pensiero in pillole: presidenzialismo, Berlusconi, Madonna Ciccone… Solo per mancanza di esternazioni recenti e per una sua naturale ritrosia a esporsi mediaticamente, tutti i quotidiani impegnati a tentare una descrizione in anticipo di che tipo di presidente della Repubblica sarà Sergio Mattarella, concordano negli aggettivi “silente”, quando non “muto”.

Ma trattasi di un muto che parla, che tanto ha scritto e dichiarato nella sua lunga esperienza di parlamentare Dc, uomo di Governo e delle istituzioni, ultima la Corte Costituzionale dove, a 73 anni anni, è stato fino all’altro ieri uno dei membri giovani. Cui forse ripugna un po’ la ribalta ma che è sufficientemente ferrato in temi sensibili come legge elettorale e riforme costituzionali da poter fare ombra al presidente del Consiglio qualora le condizioni climatiche lo richiedano.

Alla vigilia del messaggio di insediamento di fronte alle Camere riunite in seduta comune, la lettura dei suoi interventi parlamentari (in particolare quelli tra il 2004 ed il 2006, quando si oppose duramente alle riforme costituzionali ed elettorali presentate dal governo Berlusconi) offre una traccia preziosa per capire come si orienterà la sua bussola, in Italia e in Europa.

Tanto più se si tiene conto, mentre ci si interroga sulla tenuta del Patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi sulla condivisione delle regole del gioco, che sono alle viste passaggi ad altissima sensibilità politica, a cominciare dall’Italicum e dalla riforma del Senato e del titolo V della Costituzione. Tutte materie che il nuovo Presidente conosce bene (comprese le preoccupazioni per la sovrabbondanza e la cattiva qualità della produzione legislativa e l’impennarsi del contezioso, anche costituzionale, tra Stato e Regioni) ed ha affrontato in presa diretta nel corso dei suoi mandati parlamentari. (Guido Gentili, Il Sole 24 Ore)

Il Capo dello Stato resti entro i limiti assegnati dalla Costituzione. Il muto che parla in realtà di cose ne dice parecchie. Allevato alla scuola di Leopoldo Elia, costituzionalista ed eminenza giuridica di Dc e derivazioni successive dall’Ulivo al Pd, Mattarella concorda su una interpretazione che non superi “i limiti non valicabili posti dalla Costituzione ad una visione troppo estensiva del ruolo del Capo dello Stato”.

Sì all’investitura dal basso, sì al presidenzialismo. L’adesione piuena al dettato costituzionale non pregiudica però in Mattarella la possibilità di coltivare disegni di riforma che comprendano anche l’elezione diretta del Capo dello Stato.

 Sergio Mattarella dovrà confrontarsi con quelle “nefaste conseguenze” evocate da Elia, cioè con un Quirinale trascinato nella lotta politica quotidiana. Tutti si aspettano che Mattarella restringa la “fisarmonica ” dei poteri del capo dello Stato perché, come scriveva Elia, “il capo dello Stato deve invitare al volante un altro uomo politico ma non può né prescrivergli la strada da imboccare, né imporgli i compagni di viaggio” (due cose che Napolitano ha fatto spesso con gli ultimi tre premier).

Per Mattarella il modello sarà Oscar Luigi Scalfaro, altro democristiano, altro successore di un presidente iperattivo (allora Francesco Cossiga). Allo scadere del settennato di Scalfaro, nel 1998, Mattarella si spese per la sua rielezione al Colle, abbinata a una trasformazione del ruolo quirinalizio con l’elezione diretta del capo dello Stato. A Bruno Vespa, su Panorama, il 17 dicembre del 1998 diceva : “Mi sembrano possibili un’intesa tra le forze politiche e un primo voto della Camera” per cambiare la Costituzione in senso presidenzialista (lo chiede da anni Silvio Berlusconi). (Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano)

Cosa pensa di Berlusconi. “Forza Italia? Un incubo…” Democratico cristiano di sinistra, a sentire Piero Ostellino appena passato al Giornale dopo una vita al Corriere della Sera, con Mattarella, “Renzi ha partorito un figlio della cultura illiberale”. In ogni caso “Sergio il tenace” (copyright di Giampaolo Pansa) è stato avversario di Berlusconi e di Forza Italia dai suoi albori. Paolo Bracalini ha tratto un florilegio ragionato della sua idiosincrasia politica su Il Giornale.

Il lupo, ammonisce un antico detto, perde il pelo ma non il vizio. Il lupo in questo caso risponde al nome di Silvio Berlusconi. E il vizio è quello di ricorrere ai sondaggi fasulli. Il suo programma politico? Ha tratti illiberali. 23 maggio 1994, primo governo Berlusconi.

Chi definisce la par condicio come un provvedimento liberticida è lo stesso che, per concessione dello Stato, possiede tre tv nazionali. Dovrebbe essere più misurato nei termini. 9 agosto 1999.

Forza Italia nei Popolari europei? Mi sembra un incubo irrazionale. Il partito europeo si fonda sul senso della misura, e questi di Forza Italia non ne hanno, evocano il comunismo tentando di tenere l’Italia ingabbiata in schemi di mezzo secolo fa. 6 giugno 1999. (Dichiarazioni di Sergio Mattarella, raccolte da Paolo Bracalini per Il Giornale)

Erede di Scalfaro. La condanna di Luisa Veronica Ciccone, in arte Madonna. Uscendo un momento dalle secche della politique politicienne è utile ricordare una certa rigidità nei confronti di atteggiamenti e provocazioni nei confronti della Chiesa Cattolica.

Il ministro della Pubblica Istruzione Sergio Mattarella si schiera con i vescovi e parla dell’ultimo show della rockstar italoamericana come di un’offesa al buongusto e si associa nella loro condanna nei confronti di miss Luisa Veronica Ciccone, colpevole di usare e abusare in scena di simboli ed emblemi religiosi. Luglio 1990.