Sfiducia a Bondi, Berlusconi seguirà: operazione fallita

Pubblicato il 26 Gennaio 2011 19:15 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2011 22:48

Sandro Bondi

ROMA: 314 contrari, 292 favorevoli e 2 astenuti: la Camera Respinge. Sono da poco passate le 19 del 26 gennaio quando il ministro della Cultura Sandro Bondi incassa il voto che lo conferma al suo posto e che consegna al Terzo Polo la seconda e bruciante sconfitta politica in meno di due mesi di vita.

D’accordo: c’erano gli assenti giustificati (i deputati impegnati al Consiglio d’Europa a Strasburgo) e c’erano anche gli ammalati sfortunati (l’influenza, dicono i bollettini “di guerra” del ministero della Salute, è nelle sue due settimane di “picco”).  C’erano persino i calcoli e pronostici degli addetti ai lavori ad anticipare come sarebbe andata a finire. Il fatto, però resta:  a voto ultimato, Sandro Bondi a differenza di Pompei non è crollato, ha tenuto botta, ed ha tenuto soprattutto la poltrona di  ministro della Cultura.

Il risultato, portato a livelli più alti, significa che l’operazione “sfiduciare nuora Bondi perché suocera Berlusconi intenda” ha fatto flop. Il premier resiste ai fiumi di inchiostro sul “bunga bunga” (oggi sono arrivate alla Camera altre 227 pagine di documenti dell’accusa) e resiste a  piccoli e grandi sgambetti di palazzo.

L’opposizione, stavolta, quando ieri è arrivato il “no” definitivo al rinvio del voto sulla sfiducia, non si aspettava niente di diverso: messe le mani avanti, si è presentata a Montecitorio in tono minore e rassegnata alla sconfitta. Il più “bellicoso”, ed è tutto dire, è stato Francesco Rutelli. Con Bondi il leader dell’Api si becca da ieri. E oggi ha continuato definendo la mozione destinata a non passare come “tappa di una battaglia a difesa della cultura italiana”. Bondi ha risposto anche oggi alla Camera: “E’ considerato un luminare della cultura italiana ma io i suoi risultati da ministro non li ho visti”. La querelle sulla sfiducia è finita, quella tra Bondi e Rutelli, ci si può scommettere, decisamente no. Del resto, il ministro, ai duelli dilatati nel tempo è abituato: quello ancora più aspro con Italo Bocchino va avanti da oltre un anno.

Dopo la spallata del 14 dicembre, insomma, al Terzo Polo non è riuscita neppure la “spallatina”. Di alibi, come detto, ce ne sono tanti. Restano, però, inesorabilmente alibi. Il punto centrale è che, per quanto sgangherata e cannoneggiata, la maggioranza barcolla ma non molla. Il Terzo polo abbaia ma non morde e il Pd continua a dare scarsissimi segnali di vita. Che il tentativo di mirare al bersaglio grosso Berlusconi potesse fallire era nelle cose: ma non riuscire ad “abbattere” neppure il malcapitato Bondi, uno che come biglietto da visita esibiva il crollo di Pompei si era difeso appellandosi al “buon cuore” degli ex compagni con tanto di lettera strappalacrime, è segnale di sostanziale impotenza.

Difficile pensare che il ministro possa aver “spostato” qualche voto con la sua arringa difensiva. “Non ho fatto peggio di altri, i tagli veri alla cultura li ha fatti la sinistra con Prodi, a Pompei mi sono dato molto da fare”, alcuni dei passi salienti del discorso di Bondi. Hanno spostato poco anche le due astensioni della Svp altoatesina: accordo raggiunto nel primo pomeriggio di oggi per una questione di “relitti fascisti” e sfiducia scongiurata.

I numeri di oggi dicono invece che la maggioranza è più o meno quella del dopo 14 dicembre, forse qualcosa in più. Ai 22 voti di scarto, infatti, ne vanno tolti almeno una decina tra gli assenti giustificati del Terzo Polo e del Pd, quelli in missione a Strasburgo e quelli allettati dall’influenza. Resta una pattuglia di una decina di deputati: pochini per governare bene, abbastanza per sopravvivere. Anche perché, come ha detto Fabrizio Cicchitto, il “Pdl davanti a queste sfide si compatta” e si presenta quasi al completo in Parlamento. Peccato, però, che il governare sia soprattutto fatto di “ordinaria amministrazione” e su questo le cronache ci consegnano un governo che va spesso sotto su micro-emendamenti.

Per i teorici del “primum defenestrare Berlusconi deinde philosophari” rimane sempre il “bunga bunga” e l’inchiesta di Milano. Arma “impropria” e soprattutto “a doppio taglio”. Berlusconi, per quanto all’angolo, non ha nessuna intenzione di arrendersi.

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