Sicilia, Antonio Venturino espulso da M5s per diaria. “Grillo senza strategia”

Pubblicato il 9 Maggio 2013 15:17 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2013 15:22
Sicilia, Antonio Venturino espulso da M5s per diaria. "Grillo senza strategia"

Sicilia, Antonio Venturino espulso da M5s per diaria. “Grillo senza strategia”

PALERMO – La polemica sulla diaria dei 5 Stelle miete la sua prima vittima. Il vice presidente vicario dell’Assemblea regionale siciliana, Antonio Venturino, è fuori dal Movimento Cinque Stelle. A decretare l’espulsione ufficiale è stato il blog di Beppe Grillo.

“Venturino – è il capo di accusa pubblicato nel post – ha infatti violato una delle regole fondanti del Movimento: la restituzione, con rendicontazione, delle somme eccedenti i 2.500 euro più rimborsi spese. L’ultima restituzione di parte degli emolumenti fatta da Venturino è infatti relativa allo stipendio di febbraio. Da allora il black-out, nonostante i pressanti e ripetuti inviti fatti dai tutti i colleghi, ma sempre rimasti lettera morta. Finora Venturino ha restituito circa 13 mila euro a fronte dei circa 30 mila di tutti gli altri componenti del gruppo”.

“Le presunte divergenze di natura politica accampate da Venturino in un’intervista pubblicata da una testata on line – è scritto ancora dall’M5S Sicilia rilanciato da Grillo – sono da ritenersi una foglia di fico posta a copertura di precise scelte evidentemente maturate da tempo. Se il problema, infatti, non fosse solo, o soprattutto, di natura economica Venturino avrebbe la possibilità di dimostrarlo a noi e, soprattutto, ai cittadini, ricominciando a restituire parte del suo stipendio per alimentare il fondo del microcredito per le imprese, cui lui ha sempre detto di credere”.

Il riferimento è ai problemi sorti tra Beppe Grillo e Venturino che, proprio il giorno dell’espulsione, ha rilasciato all’Espresso on line un’intervista piuttosto critica sulla linea finora tenuta dal leader del MoVimento. “Il Movimento non ha una strategia. E se ce l’ha, è davvero difficile da comprendere. All’indomani del successo elettorale del 25 febbraio, la gente si aspettava molto da noi. E invece siamo rimasti alla protesta. Invece di dialogare con il Pd, con il quale si poteva concordare un programma di riforme, abbiamo consentito a Berlusconi di rilanciarsi”.