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Sicilia, Davide Faraone indagato. La prima grana per Matteo Renzi

Davide Faraone (foto Ansa)

Sicilia, Davide Faraone indagato. La prima grana per Matteo Renzi

ROMA – C’è anche il deputato del Pd e responsabile del Welfare Davide Faraone tra gli 83 indagati nell’inchiesta sull’uso illecito dei fondi destinati ai Gruppi dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Arriva insomma dalla Sicilia la prima grana per il nuovo segretario del Pd Matteo Renzi. Perché Faraone, classe 1975, è uno degli uomini di punta del Pd ringiovanito voluto dal sindaco di Firenze.

Presto, ovviamente, per dire cosa farà il sindaco di Firenze. Difficile chiedere dimissioni lampo per una maxi inchiesta, quella sui fondi ai partiti della Regione Sicilia, che al momento conta 83 indagati spalmati tra diverse legislature. Un elenco sterminato di nomi che va dall’ex governatore Raffaele Lombardo fino al capogruppo regionale Pd Antonello Cracolici. 

L’accusa formulata dagli investigatori è quella di peculato: i soldi dei partiti sarebbero stati utilizzati, in alcuni casi, per comprare beni e servizi che con la politica nulla hanno a che fare: borse di Louis Vuitton, cravatte, profumi e persino cialde per il caffè.

Per Renzi è la prima grana. Per Faraone, invece, la seconda. Qualche settimana fa, il 12 dicembre, dopo un duro scontro in Parlamento, il deputato M5s Riccardo Nuti aveva pubblicato su Facebook dei documenti in cui compariva l’indirizzo di casa (a Palermo) di Faraone. Casa dove il deputato vive con la moglie e una bimba di 11 anni.  Nuti lo accusava tra le altre cose di aver “frequentato ambienti vicini alla mafia”.

Non a caso è proprio da M5s che arriva il primo commento velenoso alla vicenda Faraone. A commentare, in una nota, è il capogruppo Vincenzo Maurizio Santangelo:

“Il vecchio-nuovo Pd di Renzi inciampa nelle spese da…Faraone. Dopo l’inchiesta per peculato ai danni del parlamentare del Pd responsabile delle politiche di Welfare Davide Faraone, che cosa ha da dire Matteo Renzi? Perchè non parla?”

Pochi minuti dopo arriva anche la replica del diretto interessato. Faraone non si scompone, anzi. E invita i magistrati a continuare con l’inchiesta:

“Benissimo la Procura: indaghi. E se c’è qualche ladro deve pagare. Sono certo che emergerà chiaramente se c’è qualcuno che ha rubato e ha utilizzato le risorse per lucro personale. Per quel che mi riguarda, non ho ricevuto al momento alcuna comunicazione e sono comunque serenissimo. Anzi, quanto accaduto sarà l’occasione per far conoscere a tutti i modi in cui ognuno di noi utilizza le risorse destinate a fini politici e di rappresentanza”.

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