Sicilia, ddl Fava obbliga deputati massoni a dichiararsi. Bisi: “Illegittimo e incostituzionale”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 agosto 2018 16:08 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2018 16:09
Sicilia, ddl Fava obbliga deputati massoni a dichiararsi. Bisi: "Illegittimo e incostituzionale"

Sicilia, ddl Fava obbliga deputati massoni a dichiararsi. Bisi: “Illegittimo e incostituzionale”

PALERMO – “Illegittimo e incostituzionale” il ddl Fava approvato in Sicilia. Così il gran maestro del Grande Oriente Stefano Bisi, commenta il disegno di legge, approvato dalla prima commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana, che obbliga i deputati e gli assessori regionali a dichiarare eventuali loro affiliazioni a logge massoniche e similari. È la prima legge del genere a livello regionale in Italia. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play].

Di seguito riportiamo il comunicato integrale della massoneria:

“Un atto illegittimo e anticostituzionale che, dietro la bandiera di una strumentale pseudo trasparenza istituzionale da garantire, nasconde solo ed esclusivamente una profonda e radicata Massofobia già ampiamente mostrata durante i lavori della Commissione Antimafia di cui l’onorevole Claudio Fava è stato vicepresidente.

Il disegno di legge, approvato dalla prima commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana, che impone l’obbligo di dichiarare l’affiliazione dei deputati e degli assessori regionali a logge massoniche e similari rappresenta per il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani l’ennesimo grave tentativo antidemocratico, palesemente discriminatorio e in contrasto non solo con le norme della Costituzione della Repubblica Italiana, di dover imporre a dei cittadini facenti parte di libere e legali associazioni previste dall’articolo 18 della Carta Costituzionale, di manifestare a tutti i costi e ledendo il principio del diritto alla riservatezza, la propria appartenenza alla Massoneria senza alcun plausibile motivo.

La Libera Muratoria ha una sua naturale e caratteristica riservatezza che deriva dal carattere iniziatico e dalla Tradizione ma che non e’ in conflitto con le leggi dello Stato e la legalità. Non ci risulta che ci siano stati e ci siano associazioni, clubs, partiti, circoli e quant’altro di cui si pretende a tutti i costi la messa in piazza delle proprie intime peculiarità. Che solo i massoni debbano farlo, come vuole l’onorevole Fava, appare quantomeno discutibile sul piano giuridico e morale, e denota il poco commendevole intento di marchiare gli affiliati alla Massoneria.

Giustificare poi la richiesta di promulgazione di un simile obbligo normativo rivolto esclusivamente agli iscritti alla massoneria ed artatamente giustificato sull’asserita sussistenza di principi di “obbedienza” e “riservatezza” che un iscritto dovrebbe alla propria Loggia,  significa mistificare la realtà giuridica al fine di creare un pregiudizio palesemente discriminatorio nei confronti di un associazione riconosciuta che, come detto, ha gli stessi  obblighi e gli stessi diritti delle altre associazioni.

In particolare, gli iscritti al Grande oriente d’Italia devono avere pari dignità e tutela degli iscritti in altri enti associativi per quanto riguarda la protezione dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone fisiche anche con riguardo al trattamento dei propri dati personali (art. 1 Reg. Ue 2016/679).

Allo stesso modo gli Iscritti al Grande Oriente d’Italia devono obbligatoriamente, anche per statuto interno, avere i medesimi obblighi di rispetto delle leggi dello Stato, al pari di qualsiasi altro cittadino, come emerge espressamente dall’art. 4 della Costituzione del Grande Oriente d’Italia che determina i principi e le finalità ai cui deve attenersi l’associato, tra cui prestare la “dovuta obbedienza e la scrupolosa osservanza alla Costituzione dello Stato democratico italiano ed alle Leggi che ad essa s’ispirino”.

Una diversa interpretazione risulta quindi mistificatoria della realtà nonché palesemente discriminatoria. Essa inoltre viola gli articoli 2,3 e 18 della Costituzione nonché gli articoli 8 (paragrafo 1) e 12 della Carta Europea dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e l’articolo 16 (paragrafo 1) del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.

Ci auguriamo pertanto che L’Assemblea regionale Siciliana in sede di votazione del disegno di legge valuti attentamente la violazione dei precetti costituzionali e legislativi posti dai padri della Costituente e dell’Unione Europea a protezione dei diritti fondamentali dei cittadini che l’inverosimile proposta legislativa viola”.